PREMIO DI MAGGIORANZA

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LESSICO POLITICO-ELETTORALE

Tutti i sistemi elettorali attribuiscono di fatto, in vario modo, un premio in seggi ad alcune formazioni politiche, non essendo possibile nella realtà avere una rappresentanza perfettamente proporzionale. Nella trasformazione di (molti) voti in (pochi) seggi, infatti, si produce necessariamente un'alterazione nei rapporti di forza. Quanto più l'alterazione - e quindi il premio - è alto, tanto più il sistema assume una connotazione maggioritaria. In senso più ristretto, il termine premio viene usato per indicare la quota di seggi legalmente assegnati, in aggiunta a quelli spettanti in base al solo calcolo proporzionale, ad un partito o ad una coalizione che abbiano superato una certa soglia di voti o di seggi, in modo da garantire ad essi la maggioranza in Parlamento. Con riferimento alle elezioni politiche, in Italia è stato introdotto per la prima volta dalla legge n. 2444 del 1923 (cd. Legge Acerbo), che prevedeva l'assegnazione del 65% dei seggi alla lista che otteneva il 25% dei voti. Altre applicazioni si sono avute alla Camera dei Deputati con la legge n. 148 del 1953 (cd. Legge Scelba), che prevedeva l'assegnazione del 65% dei seggi alla lista o coalizione che avesse ottenuto il 50%+1 dei voti. Infine, con la L. n. 270 del 2005 è previsto un premio di maggioranza a livello nazionale (corrispondente a circa il 55% dei seggi) per quel partito o coalizione che conquista la maggioranza relativa dei voti alla Camera dei Deputati. Invece, per l’elezione del Senato l’assegnazione del premio di maggioranza è a livello regionale.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 10 Gennaio 2014 11:40)