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POLITICA

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LESSICO POLITICO-ELETTORALE

DEFINIZIONE CLASSICA: il termine politica deriva dall’aggettivo di polis (politikόs=cittadino) e significa tutto ciò che fa riferimento alla città, e quindi cittadino, civile, pubblico.

Aristotele, nella sua grande opera intitolata Politica, fu il primo a darne una definizione organica. La politica è tutto ciò che fa riferimento alla partecipazione dei cittadini alla cura della polis. Il cittadino nella polis era zoon politikόn (animale politico, sociale). Per Aristotele la politica doveva avere come fine il raggiungimento del bene comune, in sostanza la partecipazione attiva di tutti i cittadini alla vita della polis. Non vi era distinzione tra politica e società. Per Platone (scrisse Repubblica) la politica doveva avere come fine la giustizia. Lui la riteneva la più alta delle arti perché per governare una polis bisognava conoscere tutte le sue parti. Secondo Platone, giusta è la comunità politica nella quale ciascun uomo esercita l’attività dove è maggiormente adatto. Per Platone solo i filosofi dovevano governare (sofocrazia). Altre definizioni classiche in:

Cicerone [I secolo a.C.]: la politica da una parte integra e da una parte esclude (hostis: nemico pubblico contro il quale si combatte una guerra). Secondo Cicerone serve il diritto per governare i popoli non la politica.

Tommaso d’Aquino: la politica deve avere come obiettivo il bene comune [XIII secolo d.C.] •Machiavelli [1469-1527]: la politica è affermazione dei rapporti di forza e di potere. È il primo studioso a definire la politica separandola dalla morale, dalla religione e dall’economia. Si basa su una concezione realistica della politica basata sul potere.

Hobbes [1588-1679]: la politica è “pura grammatica dell’obbedienza” e ogni gruppo politico nasce per bisogno reciproco e per ambizione personale.

DEFINIZIONI MODERNE:

Definiamo la POLITICA come l’insieme delle attività svolte da uno o più soggetti individuali o collettivi riguardanti la collettività, caratterizzate da comando e conflitto, ma anche da partecipazione, cooperazione e consenso. Nella definizione moderna, vi è distinzione tra ciò che attiene alla sfera pubblica e ciò che attiene alla sfera privata.

Per Weber (1922) la politica è “aspirazione  a  partecipare o a esercitare una  certa influenza sulla distribuzione del potere, sia tra gli Stati sia, all’interno di uno Stato, tra i gruppi di uomini che esso comprende entro i suoi confini. Chi fa politica aspira al potere”. La politica, in nuce, si basa sul monopolio legittimo dell’uso della forza.

Con la netta focalizzazione sul potere, la politica trova un suo ambito e può essere studiata in modo autonomo.

Per C. Schmitt (1932) è la contrapposizione amico/nemico.

Per Easton (1953) la politica è l’allocazione imperativa dei valori (beni immateriali) e delle risorse (beni materiali).

La definizione di Sartori (1924-2017) è la seguente: le decisioni sono collettivizzate (prese da “alcuni” per “tutti”), sono sovrane (e quindi non hanno altre decisioni gerarchicamente superiori), sono sanzionabili (perché i decisori sono i detentori del monopolio della forza) e sono senza uscita (in quanto disegnano i confini delle azioni possibili per i destinatari delle decisioni stesse).  Anche in questa definizione emerge la concezione verticale della politica.

Altra definizione è quella di  Stoppino (1982) è la ricerca della conformità (consenso) garantita nel tempo. È una definizione che tiene maggiormente in considerazione l’azione politica (l’agire) sui risultati.

La politica ha una doppia natura: 1) esercizio del potere; 2) risoluzione dei problemi della collettività.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 08 Gennaio 2020 19:07)