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RESPONSABILITÀ (a cura di Fabio Paffetti)

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LESSICO POLITICO-ELETTORALE

RESPONSABILITÀ (a cura di Fabio Paffetti)

Così come per “responsabile”, l’etimologia di questa parola deriva dal latino respondēre «rispondere», verbo formato da re «indietro» e spondere «promettere», quindi «essere chiamato a rispondere di certi atti». Si tratta di un impegno o di un obbligo, che può essere di tipo giuridico, a tenere determinate azioni e\o comportamenti, di cui si può essere chiamati a rispondere e a subirne le conseguenze in caso di violazione o mancanza, o nel caso siano causa di un danno. Il termine è stato poi utilizzato per indicare chi, comportandosi in modo riflessivo ed equilibrato, cerca di avere consapevolezza dei pericoli e dei danni che le proprie azioni e\o decisioni potrebbero comportare per sé e per gli altri. Tralasciando le varie connotazioni di tipo giuridico del termine, in questa sede ci riferiamo alla responsabilità di ordine politico, che è un concetto nato nel passaggio dalla monarchia costituzionale alla monarchia parlamentare, nel momento in cui si cominciò a chiedere che i consiglieri/ministri del sovrano fossero chiamati a rendere conto di fronte all’assemblea parlamentare, in cui sedevano i rappresentanti (di una parte) del popolo. Nei sistemi parlamentari moderni, invece, è il Governo a dover rendere conto del proprio operato al Parlamento (la cosiddetta “accountability orizzontale”), ed è costretto a dimettersi qualora non goda più della sua fiducia (che si esplica con un voto a maggioranza dei parlamentari), così come ad esempio avviene in Italia secondo l’art. 94 della Costituzione. Tuttavia, in un senso più generale, gli stessi parlamenti e parlamentari, così come chiunque sia titolare di una carica pubblica elettiva, non sono esenti dalla responsabilità politica, in quanto dovrebbero garantire, almeno a grandi linee, una coerenza tra il loro operato e quanto hanno promesso ai loro elettori (la cosiddetta “accountability verticale”; si veda la voce Accountability per approfondimento). Pertanto, la grande differenza tra la responsabilità giuridica e quella politica consiste nel fatto che, mentre la prima implica una violazione di una legge e\o l’adempimento di un obbligo, nella seconda non vi è nessun elemento giuridicamente vincolante, bensì una valutazione sull’opportunità, sulla giustezza, sulla convenienza delle scelte politiche compiute. Questo però non è sempre stato vero, dal momento che nella Storia si contano esempi di mandato imperativo, in cui vi è un obbligo formale per i rappresentanti di attenersi alle istruzioni ricevute da coloro che li hanno eletti e\o nominati (come nella Comune di Parigi del 1871, in alcune costituzioni di Paesi socialisti, e recentemente per un breve periodo, nella Costituzione ucraina). Il divieto di mandato imperativo tuttavia è oggi presente in tutte le democrazie rappresentative, con poche eccezioni riguardanti, ad esempio, la sola camera alta di certe federazioni (come il Bundesrat tedesco); in Italia il divieto di mandato imperativo è sancito dall’art. 67 della Costituzione. Come ogni responsabilità, la cui violazione comporta una sanzione, anche la responsabilità politica, tuttavia, pur non essendo (nella stragrande maggioranza dei casi) giuridicamente vincolante, comporta una sanzione, che è politica anch’essa, e che di solito comporta la perdita di potere politico a vario grado: dalla revoca, o dimissione (come nel caso del Governo nei confronti del Parlamento che lo sfiducia),  alla non rielezione (come nel caso dei parlamentari, o di quei presidenti nei sistemi presidenziali, che i cittadini ritengano non aver rispettato le promesse elettorali e\o aver governato male). Tuttavia, nel linguaggio della politica odierna, la responsabilità ha ben altro significato.  Oggi è “responsabile” colui che nella crisi del momento salva il governo traballante di turno, saltando dall’opposizione alle fila della maggioranza, ed evitando che nuove elezioni lo strappino al seggio parlamentare faticosamente conquistato a suon di promesse e, forse, al voto di scambio.
Ed è “responsabile” chi, di fronte ad uno stato di emergenza, che sia una pandemia più o meno orchestrata o l’effetto di una speculazione sui titoli di stato volta al default nazionale, decide di sostenere un governo “tecnico”, che vari misure “lacrime e sangue” per la “salvezza della nazione”: chissà perché, però, la salvezza è sempre quella delle loro poltrone e dei loro privilegi, mentre le lacrime e il sangue sono sempre dei comuni cittadini…e la coerenza politica è sempre sacrificata sull’altare della convenienza, che sia personale, partitica o dei poteri forti poco importa (vedasi la voce “Tradimento”). Quali difese, quali rimedi per l’elettore? Pochi, ma buoni: tenersi informati, al riparo tanto dalle fake news quanto dalle veline dei media mainstream; allenare la memoria, soprattutto quella storica, perché un Paese senza memoria continuerà ad eleggere rappresentanti e governanti fintamente “responsabili”; lavorare affinché la parte migliore del dettato costituzionale diventi realtà, in modo che gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà ed uguaglianza di tutti i cittadini vengano rimossi, per realizzare davvero “il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 26 Febbraio 2021 16:37)