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Referendum sul taglio dei parlamentari

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Domenica 20 e lunedì 21 settembre 2020 in concomitanza con le elezioni amministrative (in più di mille comuni) e regionali (Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia), si voterà per il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. Il referendum, inizialmente previsto per il 29 marzo scorso, è stato rimandato a causa dell’emergenza coronavirus. Il testo di legge era stato approvato da entrambi i rami del Parlamento italiano a maggioranza assoluta, ma per il fatto che la riforma costituzionale non è stata approvata a maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna camera, un quinto dei senatori ha potuto richiedere il referendum confermativo come previsto dall’art. 138 della Costituzione. Trattandosi di referendum confermativo, non è richiesto il raggiungimento della maggioranza.

Il quesito del referendum confermativo è il seguente:

“Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?”.

La riduzione del numero dei parlamentari, secondo i sostenitori, porterebbe a ridurre le spese statali e a semplificare l’attività legislativa. Alla Camera lo Stato spende 230 mila euro l’anno a deputato, mentre al Senato spende 250 mila euro a senatore.

Quindi il risparmio sarebbe di circa 80 milioni pari allo 0,005% della spesa pubblica e pari a 1,3€ annui a persona. Inoltre, i sostenitori ritengono che possa migliorare la qualità degli eletti, anche se in verità questo aspetto dipende sia dal livello di informazione che hanno i cittadini sui candidati, sia da una legge elettorale che attribuisca al cittadino la possibilità di esprimere preferenze (anche redigendo liberamente una propria lista, ossia il panachage come avviene in Svizzera e in Lussemburgo). I contrari alla riduzione dei parlamentari ritengono che si riduca la rappresentanza popolare in quanto aumenterebbe il rapporto tra parlamentare eletto e numero di cittadini rappresentati. Se passa la riforma il numero dei deputati scenderà a 400, mentre il numero dei senatori a 200. Il rapporto tra popolazione e numero dei parlamentari aumenterebbe da 1 eletto ogni 64.000 abitanti a 1 eletto ogni 101.000 abitanti.

Altro aspetto negativo della riduzione del numero dei parlamentari è che le lobby potranno esercitare un’influenza maggiore e il risparmio netto sarebbe esiguo e comunque ottenibile facilmente (ad esempio abbassando l’indennità dei parlamentari e dei dirigenti pubblici) senza sacrificare la rappresentanza politica del Parlamento che in un regime effettivamente democratico è l’istituzione principale in quanto emanazione della sovranità popolare. Riteniamo, semmai di fondamentale importanza, che il Parlamento svolga efficacemente la sua attività legislativa e di controllo sull’operato del Governo. I singoli parlamentari, dovrebbero svolgere anche la funzione di difensore civico nei confronti dei cittadini vessati dalla burocrazia a vari livelli.

Ad ogni modo, qualora fosse approvata la riforma della riduzione dei parlamentari, ci sarà da metter mano alla legge elettorale e alla distribuzione dei seggi tra le varie regioni in modo da rispettare la proporzionalità. È altresì necessario migliorare la qualità degli eletti dando al cittadino il potere di esprimere delle preferenze, anche al di fuori dei nominativi presentati dalle liste ufficialmente. Ultimo, ma non meno importante, data la situazione di pesantissima crisi economica, politica e sociale in cui versa il nostro paese che è profondamente diviso, a livello di legge elettorale l’unica soluzione seria è l’adozione di un sistema elettorale proporzionale puro in cui tutte le istanze sociali siano equamente rappresentate. In tal modo si costringono le varie componenti politico-sociali al dialogo e a formare un governo consociativo al fine di trovare soluzioni utili nell’interesse generale. Quindi, indipendentemente dall’esito del referendum, riprendendo Scardovelli è necessario che i politici riducano il loro ego applicando per davvero la Costituzione che rappresenta l’anima della comunità.

Ultimo aggiornamento (Domenica 04 Ottobre 2020 00:56)