Referendum Costituzionale in Turchia 2017

Domenica 16 aprile, poco meno di 50 milioni di cittadini turchi si sono recati alle urne per votare la riforma costituzionale voluta dal governo guidato dal Partito della Giustizia e Sviluppo (Adalet ve Kalkınma Partisi – AKP, islamico moderato conservatore) in accordo con il Partito Movimento Nazionalista (Milliyetçi Hareket Partisi – MHP, di estrema destra fortemente nazionalista ed euroscettico). Alcuni parlamentari dell’AKP avrebbero violato la Costituzione dichiarando apertamente il loro voto per il SI alla riforma. La riforma è stata approvata dal Parlamento (Grande Assemblea Nazionale Turca - Türkiye Büyük Millet Meclisi) con 339 voti (6 sono stati i dissidenti del MHP che hanno votato NO). Con 367 voti favorevoli la riforma sarebbe entrata automaticamente in vigore.

La riforma (articolata in 18 punti) prevede l’introduzione della forma di governo presidenziale con la cancellazione della figura del Primo Ministro e il trasferimento dei suoi poteri al Presidente della Repubblica che sarà capo dello Stato e del governo. Il Presidente nominerà gli alti comandi militari, il capo dei servizi segreti e i Rettori delle Università. Ben 12 dei 15 membri della Corte Costituzionale saranno di nomina presidenziale e solo 3 parlamentare. Il Parlamento passerà da 550 a 600 deputati e sarà abbassata a 18 anni l’età minima per potersi candidare e sarà rimossa la condizione di dover frequentare il servizio militare. La durata del Parlamento passa da 4 a 5 anni e le elezioni parlamentari e presidenziali si terranno lo stesso giorno. I decreti presidenziali avranno valore di legge ma se il Parlamento approva una legge sugli stessi argomenti approvati con decreti presidenziali essi diventeranno invalidi e rimarrà valida la legge. Il Parlamento può proporre un'indagine parlamentare nei confronti del Presidente con la maggioranza assoluta dei componenti che può essere avviata solo con la deliberazione dei 3/5 dei componenti a scrutinio segreto. A conclusione delle indagini, il Parlamento può incriminare il Presidente della Repubblica con una maggioranza qualificata dei 2/3 a scrutinio segreto. I provvedimenti del Presidente saranno sottoposti alla revisione dei giudici. Il Presidente o 3/5 membri del Parlamento possono decidere di andarer ad elezioni anticipate. In tal caso, il Presidente decade dalla carica e può ricandidarsi nuovamente. Le nuove elezioni saranno sia presidenziali sia parlamentari.

I due partiti favorevoli alla riforma ritengono opportuno dare maggiore stabilità ai governi al fine di risolvere più efficacemente i vari problemi politici (terrorismo in primis). Tutti gli altri partiti, a cominciare dal Partito Popolare Repubblicano (Cumhuriyet Halk Partisi – CHP, socialdemocratico, kemalista) e dal Partito Democratico dei Popoli (Halkların Demokratik Partisi – HDP, socialdemocratico e filo curdo) si sono fermamente opposti alla riforma denunciando una deriva autoritaria del presidente Erdoğan.

Dopo una campagna elettorale serrata svoltasi in un periodo di emergenza stabilito con decreto presidenziale dopo il fallito colpo di Stato (presunto) del luglio del 2016, i Si (in turco evet) alla riforma hanno prevalso di stretta misura sui NO (in turco hayir).

I principali partiti d’opposizione (CHP e HDP) hanno accusato il governo di brogli. Il vicepresidente del Chp Bulent Tezcan ha affermato: “C'è un solo modo per uscire fuori da questa situazione ed è che la Commissione elettorale annulli le elezioni. Sono state considerate valide schede non vidimate e non era mai successo prima. In più per mezz'ora agli scrutatori dell'opposizione non è stato permesso l'accesso ai seggi quando sono state aperte le urne. Il voto è stato pubblico ma il conteggio è rimasto segreto”. L’OSCE ha dichiarato che sono stati violati gli standard internazionali minimi di democraticità.

Favorevoli e contrari alla riforma

voti in valori assoluti

% voti

 

SI (EVET)

25.156.860

51,41

 

NO (HAYIR)

23.777.104

48,59

 

Voti validi

48.933.964

100,00

 

Elettori

Votanti

Votanti in %

Voti validi in %

Schede non valide

Schede non valide in %

58.366.647

49.799.010

85,32

83,84

865.046

1,48

Con l’approvazione della riforma, Recep Tayyip Erdoğan sembra aver allontanato quasi definitivamente la Turchia dal kemalismo e dalla prospettiva di un ingresso nell’UE.

Ad ogni modo, la riforma entrerà in vigore in maniera integrale solo a partire dalle prossime elezioni del 2019 dove l’elezione del Presidente e per il rinnovo del Parlamento si terranno sempre contemporaneamente.

Altra ipotesi è che Erdoğan potrebbe sciogliere immediatamente il Parlamento, in virtù del successo referendario e della debolezza di alcune delle forze d’opposizione, in particolare dell’MHP che ha subìto forti divisioni interne proprio a causa del referendum. In virtù della riforma costituzionale, Erdoğan potrà mirare a restare in carica fino al 2029, visto che dal 2019 il conteggio dei mandati presidenziali verrà azzerato, e pertanto quello attuale non verrà preso in considerazione all’interno del limite di due mandati previsto dalla Costituzione stessa.

Tuttavia, sarà interessante vedere gli sviluppi dato che quasì la metà dei cittadini turchi si è espressa contro la riforma.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 17 Aprile 2017 14:09)