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Voto singolo trasferibile (Single transferable vote)

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Sistemi elettorali - Tipologie

Il voto singolo trasferibile è un sistema di rappresentanza proporzionale personalizzata, elaborato dal giurista e filosofo inglese Thomas Hare nella seconda metà del 19° secolo che trovò un appoggio incondizionato da parte del filosofo liberale John Stuart Mill. Carl George Andrae, Ministro delle Finanze e matematico danese, lo fece introdurre nel suo paese nel 1855 per l’elezione dei componenti della Camera Alta[1]. In realtà, ancor prima di Andrae e Hare, fu l’inglese Thomas Wright Hill nel 1821 il primo ad inventare il sistema del voto singolo trasferibile. Il suo sistema fu applicato alle elezioni del Consiglio Municipale in Adelaide nel 1839[2]. Sono pochissimi i paesi al mondo che attualmente utilizzano il voto singolo trasferibile per l’elezione del Parlamento nazionale: Malta dal 1921, l’Irlanda dal 1922 e il Senato australiano dal 1949. Fu utilizzato anche in Estonia nelle elezioni legislative del 1990[3]. Un altro caso interessante, è dato dalla Camera dei Rappresentanti della Tasmania (Stato membro dell’Australia) che lo applica fin dal 1907 nella variante cosiddetta Hare-Clark[4]. Si tratta di paesi aventi tutti una consolidata tradizione democratica. Inoltre, dal 1974 è stato introdotto per l’elezione dell’Assemblea locale dell’Irlanda del Nord e nelle elezioni europee[5].

Il sistema elettorale del voto singolo trasferibile prevede come caratteristica principale che le candidature vengono fatte per individui e non per liste. Infatti, lo scopo originario degli inventori era di assegnare un’equa rappresentanza tra tutte le diverse componenti della società cercando, al tempo stesso, di evitare di aumentare il potere dei partiti e delle fazioni attraverso la presentazione di candidature individuali e non di liste partitiche. Il sistema del voto singolo trasferibile, applicato attualmente in alcuni Parlamenti nazionali, in realtà è una versione modificata di quello previsto originariamente da Hare che si basava su tre condizioni:

1) struttura ordinale della scheda, cioè ogni candidato poteva esprimere un ordine di preferenza segnando un numero accanto al nome del candidato (ad esempio numero 1 per la prima preferenza, numero 2 per la seconda e così via). Col sistema di Hare, l’elettore non è obbligato a ordinare tutti i candidati, anche se nel caso della Tasmania la legge elettorale prevede per l’elettore l’obbligo di esprimere almeno cinque preferenze su sette affinché il suo voto sia valido[6];

2) circoscrizione nazionale, cioè l’intero paese doveva rappresentare un’unica circoscrizione[7];

3) quoziente naturale, dato dal rapporto tra totale dei voti validi e i seggi complessivi.

Con quest’operazione si ricava una quota detta quota Hare che è assunta come unità di base della rappresentanza, nel senso che si dichiarano eletti i candidati che abbiano ottenuto un numero di voti uguale o superiore a tale cifra elettorale:

Quota Hare: voti / seggi.

In seguito la quota ha subìto dei cambiamenti al fine, sostanzialmente, di rendere più facilmente raggiungibile la conquista del seggio[8].

In questo periodo la quota nelle varie nazioni che adottano il voto singolo trasferibile, è così calcolata: Droop Quota = [Voti/(Seggi +1)]+1.

La quota corretta (Droop Quota) s’ottiene dividendo il numero dei voti validi per il numero di seggi posti in palio, aumentato di uno, e incrementando il quoziente di un’altra unità.

Il meccanismo è semplice, in quanto si tratta di aumentare il divisore secondo il metodo Hagenbach-Bischoff aggiungendo un’altra unità. Tale variante può essere apportata al sistema senza alterarne le caratteristiche fondamentali[9]. Inoltre i paesi adottanti il metodo del voto singolo trasferibile lo applicano, a differenza di quello proposto da Hare[10], in circoscrizioni di dimensioni piuttosto ridotte, per il fatto che in caso contrario il conteggio diventerebbe eccessivamente complicato. Ciò aveva un senso nel passato in quanto con l’ausilio dei moderni strumenti informatici tutto può essere risolto in breve tempo. Inoltre, il voto singolo trasferibile presenta il problema del trasferimento del surplus dei voti, che si verifica nel caso in cui i candidati ottengano un numero di voti di prima preferenza eccedenti la quota Droop.

Vediamo con un esempio di capire la meccanica del voto singolo trasferibile supponendo che in una circoscrizione elettorale vi siano tre rappresentanti da eleggere e che 120 siano i voti espressi per quattro candidati così ripartiti:

Candidati

Voti di prima preferenza

Neri

41

Bianchi

28

Rossi

26

Gialli

25

 

La quota è data da: [120 / (3+1)] + 1 = 31. Neri è eletto avendo conquistato un numero di voti superiore alla quota. I dieci voti eccedenti la quota (surplus) sono ripartiti fra gli altri candidati rispettando le seconde preferenze espresse sulle schede che riportano Neri come prima preferenza. Supponiamo che sulle 41 schede del candidato vincitore le seconde preferenze siano così distribuite:

 

Candidati

Seconde preferenze

 

Bianchi

20

Rossi

14

Gialli

7

 

Quindi i dieci voti eccedenti possono essere ripartiti fra i tre candidati proporzionalmente alle seconde preferenze in due modi diversi ottenendo i medesimi risultati come segue:

1) (surplus / voti di prima preferenza del candidato che ha superato la quota Droop) x voti di seconda preferenza, che si trovano sulle schede del medesimo candidato. Per Bianchi 10 / 41 x 20 = 5; per Rossi 10 / 41 x 14 = 3; per Gialli 10 / 41 x 7 = 2.

2) (Voti di seconda preferenza / voti di prima preferenza) x surplus. Per Bianchi 20 / 41 x 10 = 5; per Rossi 14 / 41 x 10 = 3; per Gialli 7 / 41 x 10 = 2.

Bianchi è eletto avendo raggiunto la quota, poiché ai ventotto voti di prima preferenza se ne devono aggiungere cinque (28 + 5 = 33). Rossi da ventisei passa a ventinove (26 + 3 = 29); Gialli da venticinque sale a ventisette (25+2).

Siccome nessun altro candidato è stato eletto ed è rimasto vacante un ulteriore seggio, il candidato meno votato, Gialli, viene eliminato ed è facile supporre che le seconde preferenze espresse sulle schede di quest’ultimo saranno tali da eleggere il candidato Rossi. Sul piano pratico il voto singolo trasferibile impone uno scrutinio macchinoso soprattutto in presenza di lunghe liste di candidati, come avviene in occasione delle elezioni per il Senato australiano dove appaiono elenchi con cinquanta e più nominativi e occorrono settimane per definire il risultato finale delle elezioni.

Oggi con le nuove tecnologie informatiche, lo scrutinio risulta sicuramente più rapido. Semmai è dal punto di vista teorico che il voto singolo trasferibile si presta ad una critica più seria.

Infatti, la meccanica elettorale del voto singolo trasferibile può provocare distorsioni. Gideon Doron e Richard Kronick hanno messo in evidenza che un candidato nel sistema Hare “può essere addirittura danneggiato dal fatto di ricevere dei voti in più”[11]. Si consideri una circoscrizione di due seggi; si supponga che i quattro candidati che si sono presentati raccolgano un totale di voti validi pari a 270. La quota necessaria è data dal numero di votanti (270) diviso per il numero dei seggi attribuiti più uno (2+1=3), il tutto aumentato di un’altra unità, per un totale pari a 91 voti.

L’ordinamento completo delle preferenze è così costituito:

Esempio di un effetto distorsivo del voto singolo trasferibile:

Classe

Voti

Candidati (in ordine di preferenza)

A

91

Neri

Bianchi

Rossi

Gialli

B

64

Rossi

Gialli

Bianchi

Neri

C

20

Gialli

Rossi

Bianchi

Neri

D

45

Gialli

Bianchi

Rossi

Neri

E

50

Bianchi

Rossi

Gialli

Neri

 

Neri con 91 voti validi è eletto. Non essendoci surplus di prime preferenze, si procede eliminando il candidato Bianchi che ha ottenuto solo 50 voti. Questi voti sono attribuiti al candidato di seconda scelta Rossi che con il trasferimento riesce a superare la quota:

Classe

 

Voti

Candidati

B, E,

114

Rossi   Gialli

C

20

Gialli   Rossi

D

45

Gialli   Rossi

 

Rossi con 114 voti vince l’altro seggio.

Supponiamo ora un’unica differenza: che i due votanti (classe C) che preferivano Gialli e Rossi, nel successivo esempio preferiscano Rossi e Gialli (classe C’).

Paradosso del sistema Hare:

Classe

Voti

Candidati (in ordine di preferenza)

A

91

Neri

Bianchi

Rossi

Gialli

B

64

Rossi

Gialli

Bianchi

Neri

C’

20

Rossi

Gialli

Bianchi

Neri

D

45

Gialli

Bianchi

Rossi

Neri

E

50

Bianchi

Rossi

Gialli

Neri

 

Il candidato Neri vince avendo raggiunto la quota richiesta (91 voti). Non essendoci voti in surplus da trasferire è eliminato il candidato meno votato, ovvero Gialli, i cui 45 voti sono trasferiti alla seconda preferenza dei suoi sostenitori, in altre parole al candidato Bianchi che raggiunge la quota:

 

Classe

 

N. elettori

Candidati

B

64

Rossi

C’

20

Rossi

D, E

95

Bianchi

 

Il candidato Rossi non ha vinto, poiché 20 elettori della classe C’ lo hanno posto come prima scelta, anziché come seconda preferenza. Proprio in conformità a queste considerazioni numeriche, gli autori ritengono semplicemente ingiusto che un candidato possa perdere una votazione per aver ricevuto “troppi” voti. Certamente ne va a scapito il principio della democraticità della procedura di votazione.

Dal punto di vista teorico possiamo spiegare il paradosso col metodo della scelta razionale, ma è importante porre l’accento che nel caso di Malta che adotta il sistema del voto singolo trasferibile si sono verificate realmente le critiche espresse.

Pur trovandoci in un caso tipico di irrazionalità del voto singolo trasferibile, dobbiamo mettere in evidenza che nella pratica, ha il vantaggio d’offrire una buona soluzione al problema della rappresentatività.

 

 


[1]Hare pare non conoscesse il metodo Andrae, ma a differenza di quest’ultimo riuscì a diffonderlo oltre i confini del proprio Stato grazie all’appoggio determinante di Stuart Mill. Risulterebbe, tra l’altro, che il buon Carl fosse stato rimproverato dal figlio per non aver voluto diffondere la sua invenzione.

Schepis ci ricorda che il metodo di Hare venne per la prima volta reso noto in Italia dal prof. Giuseppe Saredo nel corso di Diritto Costituzionale tenuto all’Università di Parma nell’anno 1861-62. G. SCHEPIS, I sistemi elettorali. Teoria, tecnica, legislazioni positive, Empoli, Caparrini, 1955, p. 65.

[2]D. CARAMANI, Elections in Western Europe since 1815. Electoral Results by Constituencies, New York, Grove’s Dictionaries, 2000, p. 61.

[3]L’Estonia è stato il primo paese non anglosassone ad applicare il voto singolo trasferibile.

[4]Andrew Clark era uno dei padri fondatori dell’Australia e il principale autore della Costituzione australiana. Fu Procuratore generale della Tasmania, ingegnere e avvocato. Politicamente era un progressista che si impegnò per la difesa dei diritti dei lavoratori e per l’introduzione del suffragio universale. Cfr. https://en.wikipedia.org/wiki/Andrew_Inglis_Clark.

[5]Per le elezioni europee nella rimanente parte della Gran Bretagna viene applicato, a partire dal 1999, un sistema proporzionale (metodo D’Hondt) di lista in circoscrizioni plurinominali.

[6]Questa è una delle differenze tra il metodo Hare e l’Hare-Clark.

[7]Questo fu uno dei principali motivi per cui Bagehot si oppose al metodo Hare. Si veda D. FISICHELLA, Sviluppo democratico e sistemi elettorali, Firenze, Sansoni, 1970, p. 125, nota n. 42. Lo stesso Hare nelle sue successive pubblicazioni propose la suddivisione in tre circoscrizioni della Gran Bretagna.

[8]Cfr. S. ROKKAN, Citizens, Elections, Parties, Oslo, Universitatsforlaget, 1970 (trad. it. P. Ignazi, Cittadini, Elezioni, Partiti, Bologna, Il Mulino, 1982, p. 253). Questo sistema aveva bisogno della fissazione della quota, il numero più piccolo di preferenze richieste per un’elezione. Gli inventori del sistema, un matematico danese, Andrae (1855) e un procuratore legale inglese, Hare (1857) la definirono come voti/seggi, ma la soglia si rivelò immediatamente troppo elevata. L’avvocato e matematico inglese H. R. Droop (1868) corresse la formula in tal senso: [voti / (seggi +1)] + 1. Era quanto occorreva per sconfiggere di misura quelli che erano in lizza per l’ultimo dei seggi. Sempre sul metodo Hare, cfr. J. F. S. ROSS, Elections and Electors. Studies in Democratic Representation, London, Eyre & Spottiswoode, 1955, pp. 94-95. Per la differenza fra Hare quota e Droop quota, cfr. E. LAKEMAN - J. D. LAMBERT, Voting in Democracies. A Study of Majority and Proportional Electoral System, London, Faber & Faber, 1955, p. 129.

[9]S. CORRADO, Elezioni e partiti in Europa, Milano, Feltrinelli, 1979, pp. 131 ss.

[10]Si veda il termine <<Sistemi elettorali>> di E. MAROTTA, in N. BOBBIO - N. MATTEUCCI - G. PASQUINO (a cura di), Dizionario di Politica, Torino, UTET, 1994, p. 1039.

[11]G. DORON - R. KRONICK, Single Transferable Vote: An Exemple of a Perverse Social Choice Function, in <<American Journal of Political Science>>, 21, 1977, pp. 303-311.