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Sistema elettorale Parlamento Nuova Zelanda

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SISTEMI ELETTORALI - OCEANIA

SISTEMA ELETTORALE NUOVA ZELANDA

Forma di governo Monarchia parlamentare
Superficie 269.652 Km²
Popolazione 4.242.000 ab. (censimento 2013)
4.693.000 ab. (stime 2016)
Densità 17,5 ab/Km²
Territori Esterni Isole Cook (237 Km², 18.500 ab.) Niue (261 Km², 1.600 ab.) Tokelau (11 Km², 1.500 ab.)

Capitale Wellington (208.000 ab., 375.000 aggl. urbano)
Moneta Dollaro neozelandese
Indice di sviluppo umano 0,913 (9° posto)
Lingua Inglese, Maori (entrambe ufficiali)
Speranza di vita M 80 anni, F 84 anni

La Nuova Zelanda è un paese a democrazia consolidata che per primo ha introdotto il suffragio universale già alla fine del diciannovesimo secolo[1] e, fino al 1993, ha sempre applicato il first past the post system per l’elezione dei suoi parlamentari. Come l’Italia, agli inizi degli anni ’90, ha modificato il suo sistema elettorale passando dal maggioritario ad un sistema misto ad effetti sostanzialmente proporzionali.

A differenza dell’Italia, a partire dagli anni ’80, in Nuova Zelanda si è sentita la necessità di garantire una maggiore rappresentanza ai partiti minori che erano sempre stati penalizzati dal first past the post. Ma anche i dirigenti del Partito Laburista reclamarono una riforma elettorale, mettendo in evidenza gli effetti distorsivi del first past the post, a danno del proprio partito, che per ben due volte consecutive (nelle elezioni del 1978 e 1981) permise la conquista della maggioranza assoluta dei seggi al Partito Nazionale, nonostante il minor numero di voti conseguiti[2]. Attraverso l’esito di ben tre referendum, svoltisi tra il 1992 e il 1993, i cittadini neozelandesi si sono espressi a maggioranza per un sistema elettorale misto sul tipo tedesco (usando la terminologia anglosassone il mixer member proportional system) per l’elezione dei membri del Parlamento monocamerale.

Il sistema elettorale misto della Nuova Zelanda, attribuisce agli elettori la facoltà di votare per due livelli distinti in una stessa scheda: nella parte sinistra il candidato nei collegi uninominali, in quella destra per una delle liste che concorrono all’assegnazione proporzionale dei seggi. L’aspetto interessante è che ogni lista ha diritto a tanti seggi quanti sono i voti ottenuti nella parte proporzionale. In sede proporzionale vengono distribuiti tutti i 120 seggi: viene stabilito, col metodo proporzionale (formula del divisore St. Laguë) applicato a livello nazionale, quanti seggi ha diritto ciascuna lista in base ai secondi voti ricevuti. Dai risultati ottenuti vengono sottratti i seggi conquistati da ciascuna lista nella parte maggioritaria.

La condizione per concorrere all’assegnazione proporzionale dei seggi è il raggiungimento di uno dei due seguenti risultati:

a) superare la soglia di sbarramento del 5% dei voti validi a livello nazionale;

b) conquistare almeno 1 seggio nei collegi uninominali.

Le variabili che attenuano la proporzionalità del sistema elettorale sono la soglia di sbarramento del 5%, che una lista può anche non raggiungere purché abbia conquistato un seggio uninominale, e la presenza di eventuali mandati compensativi[3]. Sia l’elettorato attivo, sia quello passivo sono fissati a 18 anni.

Anche in Nuova Zelanda, a partire dall’inizio degli anni ’90, ha avuto inizio un processo di destrutturazione del sistema partitico che ha investito soprattutto i due principali partiti storici (i socialdemocratici del Partito Laburista e i conservatori del Partito Nazionale), dominatori della scena politica fin dagli anni ’30[4].

Nelle prime elezioni del 1996 tenutesi con il sistema elettorale misto non si è arrestata la perdita di consenso a detrimento dei due principali partiti (sia nella parte maggioritaria, sia nel voto di lista) che ha avuto per effetto una notevole crescita della volatilità elettorale e parlamentare. Tuttavia, già dalle successive elezioni del 1999 si è avuta una progressiva crescita di voti dei due principali partiti, soprattutto nella parte maggioritaria. Inoltre, nel voto di lista la volatilità elettorale e parlamentare è risultata più elevata rispetto al voto uninominale. Altro aspetto rilevante, che denota una ripresa strutturale del sistema partitico, è che a partire dalle elezioni del 2005, si è avuto un aumento ragguardevole nel voto di lista dei due principali partiti.

Nel 2011 si è tenuta una consultazione referendaria sulla conferma del sistema elettorale misto. Il 57,77% dei votanti si è espressa a favore del mantenimento del sistema elettorale vigente.

 

IL SISTEMA ELETTORALE NEOZELANDESE A PARTIRE DAL 1996 AD OGGI

Anni e numero di elezioni

Elettorato attivo e passivo

Formula elettorale

Grandezza media della circoscrizione

Numero delle circoscrizioni

Totale seggi

Soglia legale

Struttura della votazione

Allocazione seggi

1996 (1)

Elettorato attivo: 18 anni; passivo: 18 anni

FPTP

1

65 (di cui 5 riservati ai Maori)

120

5% naz. o 1 seggio uninominale

Doppio voto

Dai seggi di cui ogni lista ha diritto, vengono scomputati gli eventuali seggi conquistati nei collegi uninominali. Nel caso che una lista conquisti più seggi maggioritari di quanti ne avrebbe diritto con il voto di lista, ha diritto a mantenerli (mandati compensativi).

S. Laguë

120

1

1999 (1)

Ibidem

FPTP

1

67

120

5% naz. o 1 seggio uninominale

Doppio voto

Ibidem

S. Laguë

120

1

2002-2005 (2)

Ibidem

FPTP

1

69 (di cui 6 riservati ai Maori)

120

5% naz. o 1 seggio uninominale

Doppio voto

Ibidem

S. Laguë

120

1

2008-2017 (4)

Ibidem

FPTP

1

70 (di cui 7 riservati ai Maori)

120[5]

5% naz. o 1 seggio uninominale

Doppio voto

Ibidem

S. Laguë

120

1

 

Fonti: globalgeografia.com, http://www.elections.org.nz/

 


[1]È il primo paese al mondo che ha concesso il diritto di voto alle donne a livello nazionale a partire dal 1893.

[2]Cfr. GRILLI DI CORTONA P., Partiti e riforme elettorali. Alcune riflessioni comparative, in MATTINA L. (a cura di), <<Quaderni di Filosofia Politica e Scienza Politica>>, Cedam, 1996, 1, p. 92.

[3]Ricordiamo che per mandati compensativi, s’intende la quantità di seggi in più che un partito ha diritto a mantenere. Ad esempio, se un partito conquista più seggi uninominali di quanti ne avrebbe diritto con il voto di lista, ha diritto a mantenerli.

[4]Nelle ultime elezioni del 1993 svoltesi con il first past the post, per la prima volta dopo il 1931, i due principali partiti scesero sotto il 70% dei suffragi a testimonianza di un’inesorabile perdita di consenso.

[5] Nelle elezioni del 2008 il Partito Maori vinse due seggi compensativi portando a 122 i parlamentari. Nelle elezioni del 2011 e nel 2014 c’è stato un seggio compensativo che ha portato a 121 i parlamentari.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 28 Dicembre 2017 11:32)