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Voto alternativo (Instant runoff voting)

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Sistemi elettorali - Tipologie

Il voto alternativo o preferenziale (in inglese chiamato instant-runoff voting o preferential vote), che rappresenta una variante del metodo Hare, fu inventato nel 1870 da William Robert Ware, un architetto del Massachussets[1]. Si differenzia dal voto singolo trasferibile sia dal punto di vista della grandezza della circoscrizione, in quanto si applica per eleggere un solo candidato in collegi uninominali, sia per la formula elettorale, in quanto un candidato per essere eletto deve raggiungere la maggioranza assoluta[2].

Il voto alternativo e il voto singolo trasferibile presentano la medesima struttura della votazione che rimane di tipo ordinale.

La maggior parte degli studiosi considera, a nostro parere correttamente, il voto alternativo un sistema elettorale collocabile tra quelli di natura maggioritaria[3].

A livello nazionale è attualmente applicato in Australia (fin dal 1919) per l’elezione della Camera dei Rappresentanti introdotto nel 1918 dal governo guidato dal Partito Nazionalista in sostituzione del FPTP. Inoltre viene applicato anche in tutte le Camere basse delle Province dell’Australia, eccetto quella della Tasmania[4]. Dal 1964 al 1977 fu applicato in Nuova Guinea che lo ha ripristinato  nel 2007. Nel 1996 fu introdotto per la prima volta nella Repubblica di Figi che lo ha applicato nelle elezioni della Camera dei Rappresentanti del 1998, 2001 e 2006[5]. Da rilevare che i paesi summenzionati appartengono al continente dell’Oceania.

Il voto alternativo o preferenziale assomiglia al metodo di Hare per scegliere una sola alternativa fra le diverse possibili. Dal lato del meccanismo di voto la procedura richiede un ordinamento completo di preferenze da parte dei votanti[6]: ciascuno segna sulla scheda la propria prima, seconda, terza preferenza, ... e così via.  Se un’alternativa è classificata al primo posto da una maggioranza assoluta di votanti, risulta immediatamente eletta. Altrimenti, quella che ha ottenuto il minor numero di voti di prima preferenza, viene eliminata dal computo e le seconde preferenze che compaiono sulle sue schede vengono riversate sugli altri candidati; in pratica, ciò significa che il nome di tale alternativa viene cancellato da tutte le schede ed il conteggio effettuato nuovamente daccapo. Il procedimento continua, con successive eliminazioni di un’alternativa per volta (e relativi trasferimenti di voti), finché non c’è un’alternativa che raggiunge la maggioranza assoluta. Un esempio può aiutare a capire meglio la meccanica:

 

150 votanti

60          20          30          40

a            b            c            d

b            c            b            b

c            d            d            c

d            a            a            a

 

Dal momento che nessun candidato raggiunge la quota prescritta per l’elezione, pari a più della metà del totale dei voti (N+1/2 = 76), il candidato b (venti sole volte al primo posto nelle graduatorie dei votanti) viene eliminato ed i voti in suo favore vengono trasferiti su c (secondo posto nelle scale di preferenza dei due votanti in questione); si verifica così il seguente risultato:

150 votanti

60          20          30          40

a            c            c            d

c            d            d            c

d            a            a            a

Neppure adesso c’è un candidato che ottiene la maggioranza assoluta delle “prime scelte”; si procede pertanto all’eliminazione del candidato d, i cui voti di prima preferenza si riversano su c che supera ora la quota e risulta eletto. Con tre sole alternative su cui votare il sistema del voto alternativo, quando si tratti di scegliere un unico vincitore, è dal punto di vista operativo equivalente al metodo del maggioritario a doppio turno salvo il fatto, tutt’altro che irrilevante, che qui si vota una volta sola anziché due (di modo che non c’è spazio per eventuali cambiamenti strategici del voto tra una votazione e l’altra)[7]. Inoltre l’elettore, avendo la possibilità di esprimere un ordine di preferenza, avrà una maggiore rappresentanza ossia un maggior potere di scelta, in quanto potrebbero essere utilizzate nel computo finale anche le altre preferenze che ha espresso oltre che la prima. Inoltre, a differenza ad esempio del plurality system in collegi uninominali, non penalizza eccessivamente le minoranze. Il difetto principale di tale sistema, è che può far vincere un candidato che non ottenga il maggior numero di voti di prime preferenze come mostrato nell’esempio teorico. Altra critica, con riferimento alla Camera bassa australiana, è che l’elettore è “costretto” ad esprimere tutte le preferenze affinché il suo voto sia valido, mentre potrebbe avere una certa avversione nei confronti di alcuni candidati che probabilmente eviterebbe di indicare anche come ultima scelta.

 


[1]Sulla storia del voto alternativo si veda il sito https://www.revolvy.com/topic/History%20and%20use%20of%20instant-runoff%20voting&uid=1575

[2]Il 50% + 1 dei voti validi.

[3]Perché la formula di assegnazione dei seggi è maggioritaria.

[4]Ricaviamo questi dati dal sito www.aec.gov.au/pubs/electoral_systems.htm e http://aceproject.org/ace-en/topics/es/esy/esy_au

[5]Con decreto elettorale del 2014 la Repubblica di Figi ha introdotto il sistema proporzionale con assegnazione dei seggi a livello nazionale e soglia di sbarramento del 5% dei voti validi. Si veda il sito http://www.ipu.org/parline-e/reports/2109_B.htm

[6]Per l’elezione della Camera dei Rappresentanti australiana, gli elettori sono obbligati ad esprimere un elenco completo di preferenze affinché il voto sia valido (full preferential vote). In Queensland e nel New South Wales invece l’elettore può esprimere le preferenze che vuole, anche una sola. In questo caso il voto alternativo viene chiamato optional preferential vote. Sul Queensland si veda il sito www.ecq.qld.gov.au, sul New South Wales www.seo.nsw.gov.au. In Papua Nuova Guinea nelle elezioni dal 1964 al 1977 l’elettore poteva votare tutti i candidati in una circoscrizione ma solo i primi 3 vengono conteggiati. Dal 2007 l’elettore può votare solo per i primi 3 candidati.

[7]Il voto strategico viene sovente definito impropriamente un voto “insincero”, in quanto come prima preferenza viene posto un candidato non di prima scelta, ma pur sempre quello meno lontano dalle proprie idee politiche. In sostanza è un voto razionale che tiene in debito conto anche di come voteranno gli altri elettori. Cfr. L. F. ROSSI, <<Sistemi razionali di votazione>>, in A. A. MARTINO – F. RUGGERI, Scelta razionale e azione politica, Milano, FrancoAngeli, 1995, pp. 100-101.

Ultimo aggiornamento (Martedì 28 Febbraio 2017 14:22)