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Sistemi elettorali misti

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Sistemi elettorali - Tipologie

SISTEMI ELETTORALI MISTI

A partire dagli anni ’90, in alcuni paesi sono stati introdotti sistemi elettorali con formule miste e con diverse varianti di funzionamento per cui si è sentita l’esigenza di fare una classificazione il più possibile rigorosa.

A tale scopo, ci rifaremo a quella proposta da Blais e Massicotte che è stata ripresa e rivisitata da Chiaramonte[1]. Blais e Massicotte hanno reso evidente che uno dei problemi maggiori nella classificazione dei sistemi elettorali misti, è che i medesimi possono essere classificati secondo due distinti criteri:

1) sono misti quei sistemi elettorali che presentano formule maggioritarie e proporzionali;

2) sono misti quei sistemi elettorali che producono, a livello di proporzionalità, risultati intermedi tra quelli maggioritari e quelli proporzionali[2].

Siamo d’accordo con Blais e Massicotte nel ritenere che il secondo approccio non sia soddisfacente perché non tiene conto che sistemi con formula maggioritaria, talvolta, possono avere esiti quasi proporzionali[3] e, viceversa, sistemi con formula proporzionale possono produrre effetti assai disproporzionali[4]. Se si accogliesse tale criterio, verrebbe meno la distinzione tra sistemi maggioritari e sistemi proporzionali. Quindi, riteniamo cruciale collocare tra i sistemi elettorali misti quelli che presentano la comune particolarità di impiegare due formule che si basano su princìpi tra loro contrapposti: il principio maggioritario e quello proporzionale, indipendentemente dagli effetti empirici che dispiegano dal punto di vista della proporzionalità. Infatti, in questi sistemi l’esito della votazione può essere assai differente a seconda della meccanica di funzionamento[5] che può avere effetti tendenzialmente propri dei sistemi maggioritari, ovvero effetti proporzionali[6]. Un altro problema definitorio è di stabilire quale percentuale minima deve essere prevista per ciascuna delle due formule. Stabiliamo, in linea con Blais e Massicotte, che la quota minima presente di una delle due formule non deve essere inferiore al 5%[7].

La nostra classificazione dei sistemi misti avverrà in conformità al modo in cui sono combinate le due diverse formule, maggioritaria e proporzionale. A tal proposito distinguiamo:

a) sistemi misti a correzione completa (a meccanica proporzionale): sono quei sistemi in cui, pur prevedendo la coesistenza della formula maggioritaria e di quella proporzionale, l’assegnazione totale dei seggi avviene esclusivamente in base al metodo proporzionale. In gran parte della letteratura anglosassone vengono chiamati “proporzionali a membro misto” (mixed member proportional systems) e “a membro aggiuntivo” (additional member systems).

b) sistemi misti a semicorrezione (a meccanica interdipendente): in questa categoria rientrano quei sistemi misti in cui i seggi pur essendo assegnati in due livelli distinti, tra parte maggioritaria e proporzionale, prevedono meccanismi di compensazione proporzionale a beneficio dei partiti minori che hanno subìto gli effetti distorsivi nella parte maggioritaria. La compensazione può avvenire in diverse modalità e riguarda solo i voti e non i seggi.

c) sistemi misti a separazione completa (a meccanica indipendente): in questa categoria rientrano quei sistemi misti in cui i seggi sono assegnati in due livelli distinti, tra parte maggioritaria e proporzionale[8]. La letteratura anglosassone chiama tale variante parallel systems o mixed member majoritarian systems.

Il primo studioso che ha cercato di riunire in un solo sistema elettorale gli effetti positivi di quelli maggioritari e proporzionali, fu l’austriaco Siegfried Geyerhahn[9]. Geyerhahn propose la suddivisione del territorio in collegi uninominali in misura inferiore rispetto ai candidati da eleggere. I candidati che si presentano nei singoli collegi elettorali, possono allearsi fra di loro (collegamento preventivo e facoltativo) formando gruppi di candidati secondo l’affinità politica. Nei collegi uninominali sono eletti i candidati che conquistano la maggioranza assoluta, rapportata ai voti validi espressi nella circoscrizione di riferimento (in mancanza del quorum si procede al ballottaggio). In seguito vengono sommati i voti ottenuti dai collegamenti dei candidati nei collegi uninominali appartenenti alla medesima lista e vengono ripartiti tutti i seggi secondo il metodo proporzionale tra le varie liste concorrenti. Collochiamo il metodo Geyerhahn tra le varianti di sistemi misti a correzione completa, che presenta una meccanica proporzionale, in quanto ogni partito ha diritto a tanti seggi in base alla percentuale di voti che ha ottenuto nella parte proporzionale (voto di lista).

Il metodo Geyerhahn prevede la possibilità per l’elettore di esprimere due voti: uno per il candidato nel collegio uninominale e l’altro per il partito preferito (voto di lista)[10]. La particolarità di questo sistema è che prevede effetti proporzionali, in quanto ogni partito ha diritto ad un numero di seggi in base alla percentuale dei voti che ha ottenuto col voto di lista.

In altre parole viene stabilito, col metodo proporzionale, quanti seggi ha diritto ciascun partito in base ai secondi voti ricevuti. Dai risultati ottenuti vengono sottratti i seggi conquistati da ciascun partito nella parte maggioritaria.

Inoltre se un partito prende più seggi nella parte maggioritaria rispetto al voto di lista, ha diritto al mantenimento dei seggi eccedenti (überhangmandate).

Esempi attuali di applicazione del metodo Geyerhahn in versione rettificata (additional member system o mixed member proportional system) si hanno in Germania, Nuova Zelanda e Bolivia (Camera dei Deputati) [11].

In Germania l’elettore dispone di una scheda sulla quale ha la facoltà di esprimere due voti: il primo (erststimme) per i candidati nei collegi uninominali, e l’altro (zweitstimme) nella parte proporzionale a beneficio di una lista. Quindi il primo voto è un voto dato alla persona, cioè ad un candidato particolarmente gradito, in uno dei 299 collegi uninominali in cui è diviso il paese, mentre con il secondo voto sceglie una delle liste in competizione senza la possibilità di esprimere un voto di preferenza. La particolarità del sistema elettorale tedesco, che lo colloca nella variante a correzione completa, è che l’assegnazione dei seggi viene effettuata tenendo conto dei voti di lista a livello nazionale, perciò l’output è proporzionale. Però vi sono due fattori che attenuano la proporzionalità del sistema elettorale, uno è eventuale e l’altro è strutturale: il fattore eventuale sono i cosiddetti mandati compensativi con i quali se un partito conquista più voti nella parte maggioritaria rispetto a quella proporzionale, ha diritto a mantenere i seggi in più[12]. Il fattore strutturale è la presenza della soglia del 5% a livello nazionale in base alla quale possono partecipare all’assegnazione dei seggi solo quei partiti che hanno raggiunto il 5% dei voti validi o, pur non raggiungendo la soglia, abbiano conquistato almeno tre seggi nei collegi uninominali[13]. A partire dalle elezioni del 1987 la formula D’Hondt è stata rimpiazzata da quella Hare-Niemeyer che tende a rappresentare maggiormente i partiti minori a scapito dei maggiori. La formula Hare-Niemeyer rientra tra quelle del quoziente e si ricava attraverso la seguente formula: cifra ottenuta da una singola lista con il secondo voto (voti di lista)xtotale dei seggi parlamentari/totale dei voti delle liste che hanno raggiunto la soglia del 5% di tutti i secondi voti o, in mancanza di ciò, abbiano conquistato 3 seggi nei collegi uninominali. I seggi residui vengono assegnati col metodo dei più alti resti.

 

Un esempio chiarirà la meccanica di assegnazione dei seggi con il metodo Hare-Niemeyer.

Esempio di funzionamento del metodo Hare-Niemeyer con riferimento alle elezioni del Bundestag tedesco del 2002

Partiti

Voti di lista

Seggi assegnati

Resti

Seggi complessivi

S.P.D.

18.488.668

246

0,954904

247

C.D.U.

14.167.561

189

0,237466

189

C.S.U.

4.315.080

57

0,636936

58

B90/GRUENE

4.110.355

54

0,902404

55

F.D.P.

3.538.815

47

0,268290

47

Totale

44.620.879

593[14]

 

598[15]

 

Il metodo Hare-Niemeyer si basa sulla seguente procedura:

1)      si sommano i voti validi di tutti i partiti che hanno diritto alla ripartizione proporzionale dei seggi. Nell’esempio vi sono 5 liste che hanno superato il quorum del 5%.

2)      Si assegnano i seggi dividendo le cifre elettorali (voti di lista) di ciascun partito per il totale dei voti dei partiti che hanno superato la soglia richiesta; il risultato ottenuto si moltiplica per il numero dei seggi complessivi assegnati al Bundestag (ossia 598)[16].

3)      I seggi residui vengono assegnati ai partiti che hanno i resti maggiori.

4)      I seggi assegnati a livello nazionale ai vari partiti, vengono poi ripartiti proporzionalmente all’interno di ogni singolo Lander. In altre parole, si dividono i voti ottenuti da un partito al livello di Lander per il numero di voti complessivi ottenuti a livello nazionale e al risultato ottenuto si moltiplica per il totale dei seggi complessivi di cui ha diritto un determinato partito a livello nazionale. Ad esempio, nelle elezioni del 2002 in Nordrhein-Westfalen la SPD ricevette 4.499.388 voti di lista e la quota proporzionale di seggi che dovrebbe ricevere in tale Lander è stata così calcolata:

(4.499.388/18.488.668)x247= 60,109730, cioè 60 seggi. Si sottraggono ad essi i 45 seggi uninominali conquistati in tale Lander e così si assegnano 15 seggi residui. Nel caso in cui un partito conquista più seggi uninominali rispetto a quelli che ha diritto con i voti di lista, ha diritto a mantenere i seggi in più. Per esempio nel Lander di Sachsen-Anhalt la SPD ha conquistato due seggi uninominali in più rispetto a quelli di cui avrebbe avuto diritto con il voto di lista. A partire dalle elezioni del 2009, la formula elettorale applicata per il Bundestag è la Sainte-Laguë-Schepers.

La seconda variante che analizzeremo, è quella a meccanica interdipendente (o a semicorrezione). I sistemi misti a meccanica interdipendente, come abbiamo già sottolineato[17], si riferiscono a quei sistemi dove sussiste una qualche dipendenza tra i due livelli di competizione, cioè tra parte maggioritaria e parte proporzionale. Due casi empirici sono rappresentati dall’Italia e dall’Ungheria. L’Italia, ha applicato il sistema elettorale misto nelle elezioni del 1994, 1996 e 2001.

In Italia, sia per la Camera sia per il Senato, l’elezione di un candidato di collegio, in virtù dello scorporo, determinava per la lista o per le liste ad esso collegata/e una perdita di voti ai fini dell’assegnazione proporzionale dei seggi. Vediamo, con due esempi ad hoc, come avveniva il meccanismo di assegnazione dei seggi nel sistema elettorale misto italiano[18].

 

Italia: il meccanismo dello scorporo[19] alla Camera dei Deputati

Circoscrizione X; seggi da attribuire 12 (di cui 3/4, cioè 9, in collegi uninominali e 3/4 da attribuire col metodo proporzionale)

Collegi
uninominali

Candidati del Partito A

Candidati del Partito B

Candidati del Partito C

Voti da scorporare

Collegio n. 1

21.000

60.000

19.000

25.000

Collegio n. 2

26.000

68.000

6.000

26.001

Collegio n. 3

29.000

30.000

41.000

30.001

Collegio n. 4

39.000

28.000

33.000

33.001

Collegio n. 5

34.000

35.000

31.000

34.001

Collegio n. 6

20.000

10.000

70.000

25.000

Collegio n. 7

45.000

20.000

35.000

35.001

Collegio n. 8

35.400

29.000

35.600

35.401

Collegio n. 9

80.000

15.000

5.000

25.000

Totale seggi

3

3

3

 

Voti da scorporare

93.002

85.002

90.402

 

 

Circoscrizione X: assegnazione dei 3 seggi proporzionali

 

Partito A

Partito B

Partito C

Totale

Quoz. Circ.

Voti di lista al lordo dello scorporo

329.400

295.000

275.600

900.000

631.594/3= 210.531

Voti da scorporare

93.002

85.002

90.402

268.406

 

Voti al netto dello scorporo

236.398

209.998

185.198

631.594

 

Seggi prop.

1

1

1

 

 

Seggi magg.

3

3

3

 

 

 

Italia: il meccanismo dello scorporo al Senato

Regione Y con 9 senatori da eleggere (3/4 in collegi uninominali, cioè 6, e 1/4 assegnati in ambito regionale col metodo proporzionale)

Collegi uninominali

Candidati del Partito A

Candidati del Partito B

Candidati del Partito C

Voti da scorporare

Collegio n. 1

29.000

40.000

31.000

40.000

Collegio n. 2

34.000

30.000

36.000

36.000

Collegio n. 3

37.500

31.000

31.500

37.500

Collegio n. 4

27.000

43.000

30.000

43.000

Collegio n. 5

48.500

36.000

15.500

48.500

Collegio n. 6

29.000

35.000

36.000

36.000

Totale seggi

2

2

2

 

Voti al lordo dello scorporo

205.000

215.000

180.000

 

Voti da scorporare

86.000

83.000

72.000

 

Voti al netto dello scorporo

119.000

132.000

108.000

 

 

Regione Y: assegnazione dei 3 seggi proporzionali

Divisori

1

2

3

Seggi prop.

Seggi magg.

Partito A

119.000

59.500

39.666

1

2

Partito B

132.000

66.000

44.000

1

2

Partito C

108.000

54.000

36.000

1

2

Totale seggi

 

 

 

3

6

 

Anche nel caso dell’Ungheria vi è interdipendenza tra lo scrutinio maggioritario e l’assegnazione dei 58 seggi proporzionali. Infatti, i voti espressi al primo turno, nei collegi uninominali, per i candidati di quei partiti che non riescono ad aggiudicarsi il seggio vanno nel collegio unico nazionale assieme ai resti dello scrutinio di lista proporzionale per l’assegnazione dei 58 mandati[20].

Infine i sistemi misti a meccanica indipendente, si caratterizzano dal fatto che prevedono un’assegnazione distinta dei seggi tra parte maggioritaria e parte proporzionale e rappresentano la variante più applicata a livello nazionale.

Esempi empirici sono dati dalla Duma[21] della Russia, dove la metà dei componenti viene eletta col first past the post mentre l’altra metà con un sistema di tipo proporzionale in circoscrizione nazionale con soglia di sbarramento del 5%. Anche in Georgia, Lituania, Corea del Sud, Giappone, Messico (Camera dei Deputati) e Senegal si applicano sistemi misti a meccanica distinta o indipendente. Le differenze riguardano essenzialmente la percentuale dei seggi da assegnare tra la parte maggioritaria e quella proporzionale. Nella tabella 2 sono indicati i paesi che attualmente adottano sistemi elettorali di tipo misto con le relative varianti.

 

Tab. 1 - Quadro teorico sui sistemi elettorali misti

 

TIPI DI SISTEMI ELETTORALI MISTI

STRUTTURA DELLA VOTAZIONE

CIRCOSCRIZIONI

ASSEGNAZIONE DEI SEGGI

1) A MECCANICA PROPORZIONALE

(a correzione completa):

a) mixed member proportional system

 

2) A MECCANICA INTERDIPENDENTE

(a semicorrezione):

a) mixed member majoritarian system

 

3) A MECCANICA INDIPENDENTE (a separazione completa):

a) parallel system

Cardinale (voto categorico o non)

 

 

 

 

Cardinale (voto categorico o non)

 

 

 

Cardinale (voto categorico o non)

 

Uninominali e plurinominali

 

 

 

 

Uninominali e plurinominali

 

 

 

Uninominali e plurinominali

Ogni partito riceve una quota di seggi in base ai voti di lista fermo restando che ha diritto a mantenere i seggi conquistati nella parte maggioritaria.

 

 

Vi è una parziale indipendenza tra seggi assegnati col maggioritario e quelli assegnati col proporzionale

 

 

Vi è un’indipendenza assoluta tra seggi assegnati col maggioritario e quelli assegnati col proporzionale

 

 

 

Tab. 2 - Formule elettorali miste applicate in 26 paesi nel mondo

 

MISTE A MECCANICA INTERDIPENDENTE (A SEMICORREZIONE)

MISTE A MECCANICA DISTINTA (A SEPARAZIONE COMPLETA) BILANCIATE

MISTE A MECCANICA PROPORZIONALE (A CORREZIONE COMPLETA)

PAESI BICAMERALI (0)

PAESI BICAMERALI (2)

PAESI BICAMERALI (3)

 

Russia (Duma)

Germania (Bundestag)

PAESI MONOCAMERALI (1)

Senegal

Bolivia (Camera Dep.)

Ungheria

PAESI MONOCAMERALI (2)

Lesotho

 

Andorra

PAESI MONOCAMERALI (1)

 

Lituania

Nuova Zelanda

 

MISTE A MECCANICA DISTINTA A PREVALENZA MAGGIORITARIA

 

 

PAESI MONOCAMERALI (5)

 

 

Albania

 

 

Armenia

 

 

Corea del Sud

 

 

Guatemala

 

 

Principato di Monaco

 

 

PAESI BICAMERALI (5)

 

 

Filippine (Camera Rappr.)

 

 

Giappone

 

 

Madagascar

 

 

Messico (Camera Dep.)

 

 

Tunisia

 

 

MISTE A MECCANICA DISTINTA A PREVALENZA PROPORZIONALE

 

 

PAESI MONOCAMERALI (7)

 

 

Camerun

 

 

Chad

 

 

Guinea

 

 

Georgia

 

 

Seychelles

 

 

Panama

 

 

Venezuela

 

 

 

 


[1]Cfr. A. BLAIS – L. MASSICOTTE, <<Electoral systems>>, in L. LEDUC – R. G. NIEMI – P. NORRIS (a cura di), Comparing Democracies. Elections and Voting in Global Perspective, London, Sage, 1996, pp. 49-81 e A. CHIARAMONTE, I sistemi misti. Una classificazione, in <<Rivista Italiana di Scienza Politica>>, n. 2, 1998, pp. 229-270. Ancora A. BLAIS – L. MASSICOTTE, Mixed Electoral Systems: a conceptual and empirical survey, in <<Electoral Studies>>, n. 18, 1999, pp. 341-366. Per una panoramica completa sui sistemi misti si veda il volume di M. S. SHUGART – M. P. WATTENBERG (a cura di), Mixed-Member Electoral Systems. The Best of Both Worlds?, Oxford, Oxford University Press, 2001. Per un quadro completo e aggiornato sui sistemi misti si veda il volume di A. CHIARAMONTE, Tra maggioritario e proporzionale. L’universo dei sistemi elettorali misti, Bologna, Il Mulino, 2005.

[2]A. BLAIS – L. MASSICOTTE, Mixed Electoral Systems: a conceptual and empirical survey, in <<Electoral Studies>>, n. 18, 1999, p. 344.

[3]Si pensi alle elezioni parlamentari in Malawi del 1994 e 1999, oppure alle elezioni del Congresso degli Stati Uniti.

[4]I casi di Spagna, Grecia e Turchia sono un esempio.

[5]Vale a dire secondo il rapporto che sussiste, nell’assegnazione dei seggi, tra formula maggioritaria e formula proporzionale. In altre parole la percentuale di seggi che viene assegnata in base alle due formule suddette.

[6]Cfr. A. CHIARAMONTE, I sistemi misti. Una classificazione, cit., pp. 229-270.

[7]A. BLAIS – L. MASSICOTTE, Mixed Electoral Systems: a conceptual and empirical survey, cit., p. 345.

[8]Chiaramonte evidenzia nettamente, a differenza di Blais e Massicotte, l’importanza del numero di voti di cui può disporre l’elettore. Cfr. A. CHIARAMONTE, I sistemi misti. Una classificazione, cit., pp. 239-240.

[9]Il metodo Geyerhahn è stato elaborato dall’austriaco Siegfried Geyerhahn nella sua opera, Das Problem der verhältnismässingen Vertretung, Tübingen, 1902.

[10]In verità Geyerhahn aveva stabilito in origine la presenza di un unico voto per entrambi i livelli (voto fuso). In Germania il voto unico è stato applicato solo nelle prime elezioni democratiche, del secondo dopoguerra, del 1949.

[11]In Venezuela il sistema misto a meccanica proporzionale è stato applicato per le elezioni dell’Assemblea Nazionale del 2000 e 2005. In Romania dal 2008 al 2012. In Albania dal 1996 al 2005.

[12]Cfr. M. CACIAGLI, Modelli di comportamento elettorale nella Repubblica federale tedesca (1949-1987) e le prime elezioni della Germania unita, in <<Quaderni dell’Osservatorio Elettorale>>, n. 30, 1993, pp. 71-72.

[13]Nelle elezioni del 1994 il Partito del Socialismo Democratico, pur non raggiungendo la soglia del 5% dei voti di lista, ebbe diritto a concorrere alla ripartizione dei seggi complessivi poiché superò ampiamente la soglia dei tre collegi uninominali.

[14]A tale cifra bisogna aggiungere i due seggi uninominali vinti dal Partito del Socialismo Democratico. Quindi, rimangono tre seggi residui (per raggiungere 598) che vengono assegnati ai partiti che hanno i resti maggiori (come evidenziato in grassetto nella tabella).

[15]Compresi, appunto, i due del Partito del Socialismo Democratico.

[16]Al totale dei seggi complessivi può essere detratto un certo numero di seggi uninominali vinti da partiti che non sono ammessi al riparto proporzionale - perché non raggiungono i requisiti richiesti – com’è successo nelle elezioni del 2002.

[17]Si veda supra.

[18]Per un approfondimento sui meccanismi di funzionamento del sistema elettorale misto si vedano R. D’ALIMONTE – A. CHIARAMONTE, Il nuovo sistema elettorale italiano: le opportunità e le scelte, in R. D’ALIMONTE – S. BARTOLINI (a cura di), Maggioritario ma non troppo. Le elezioni politiche del 1994, cit., pp. 37-81.

[19]Alla Camera dei Deputati lo scorporo era parziale, poiché venivano sottratti solo i voti che erano necessari per la vittoria nei collegi uninominali (ossia quelli del secondo arrivato più uno). Al Senato lo scorporo era totale in quanto venivano sottratti i voti del candidato vincitore. Dal punto di vista semantico sarebbe stato più appropriato chiamare tale meccanismo con il termine scomputo, che significa sottrarre, mentre scorporo significa suddividere.

[20]Sul sistema elettorale ungherese si veda L. MALAVOLTI, La transizione democratica in Ungheria: dalla nuova legge elettorale alle prime elezioni libere (1989-1990), in <<Quaderni dell’Osservatorio Elettorale>>, 31, 1994, pp. 119-152.

[21]La Camera bassa.

Ultimo aggiornamento (Martedì 13 Marzo 2018 17:10)