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Sistema di elezione Presidente USA

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Gli Stati Uniti d’America sono una Repubblica presidenziale federale composta da 50 Stati e dal Distretto della Columbia. Washington è la capitale federale, in cui si svolgono funzioni pubbliche su due livelli, federale e statale. La Costituzione stabilisce le competenze delle funzioni federali e statali. Gli Stati Uniti presentano come caratteristica essenziale un sistema costituzionale basato sulla formula montesquiana della rigida separazione dei poteri fra gli organi costituzionali, nonché un bilanciamento tra i poteri secondo il cosiddetto sistema dei checks and balances (ovvero dei pesi e contrappesi). Certamente la separazione dei poteri non è assoluta in quanto il potere esecutivo e quello legislativo molto spesso vengono a contatto dal punto di vista operativo. Si pensi ad esempio al potere di veto del Presidente che rappresenta un’interferenza nel processo legislativo. In sostanza per separazione dei poteri, intendiamo una separazione di tipo strutturale tra gli organi costituzionali, consistente nel fatto che Presidente della Repubblica e Congresso traggono la loro origine e la loro sopravvivenza, autonoma e distinta, dal corpo elettorale.
Il Presidente degli Stati Uniti è il capo dello Stato e il capo del Governo ed esercita il Potere esecutivo, mentre il Potere legislativo spetta al Congresso (formato da Camera dei Rappresentanti e Senato). Il Presidente non abbisogna della fiducia del Congresso il quale non può essere sciolto dal Presidente.

I requisiti previsti dalla Costituzione per poter potersi candidare alla presidenza sono tre:

1)       avere compiuto almeno 35 anni di età,

2)       essere cittadino americano per nascita,

3)       risiedere negli USA da almeno 14 anni.

Prima di tutto ogni singolo cittadino statunitense per partecipare alle votazioni deve iscriversi alle liste elettorali presso un qualsiasi ufficio pubblico. Al momento della registrazione l’elettore può dichiararsi democratico, repubblicano o indipendente così da partecipare anche alle Primarie “chiuse”, ovvero le consultazioni per scegliere il candidato presidente del proprio partito.

Tuttavia, è possibile cambiare schieramento e preferenza al momento dell’elezione presidenziale[1].

L’elezione del Presidente degli Stati Uniti è indiretta in quanto i cittadini elettori di ogni singolo Stato votano per un collegio elettorale ad hoc (composto da 538 grandi elettori) il quale, successivamente, eleggerà il Presidente e il Vicepresidente (cd. Ticket). Il Presidente dura in carica 4 anni e non è possibile una sua rielezione per più di due mandati[2].

L’iter di elezione del Presidente si divide in due fasi:

1)       la prima, non prevista dalla Costituzione, è intrapartitica che si svolge attraverso le elezioni primarie (disciplinate da ogni singolo Stato membro) in cui avviene la designazione dei delegati per ogni Stato e poi la nomination con la quale si assegna l’investitura ufficiale dei candidati alla presidenza.

2)       La seconda, prevista dalla Costituzione, è interpartitica che si svolge attraverso il collegio elettorale (formato dai grandi elettori) che eleggerà il Presidente.

Attraverso le elezioni primarie i cittadini di ogni Stato membro, da gennaio a giugno, hanno votato per scegliere il candidato di ciascun partito. In queste elezioni presidenziali, Hillary Clinton (per il Partito Democratico) e Donald Trump (per il Partito Repubblicano) sono risultati i vincitori alle primarie.

Le primarie dei Democratici e dei Repubblicani vengono gestite autonomamente in ogni Stato, con il risultato di eleggere un numero di delegati per ogni Stato proporzionalmente alla popolazione. Durante le Convention, che avvengono in estate, ogni delegato sostiene un candidato dei rispettivi partiti, eleggendo il candidato alla presidenza[3].

Le modalità di svolgimento delle elezioni primarie è diversa da partito a partito e ha anche alcune variazioni da Stato a Stato dell'Unione; il candidato alla presidenza può anche non passare attraverso le elezioni primarie (in genere viene ricandidato il presidente uscente se è al primo mandato, o il vicepresidente uscente). Il numero dei delegati da inviare alle Convenzioni nazionali è preliminarmente deciso, per ognuno dei 50 Stati, dai partiti repubblicano e democratico secondo regole interne. I repubblicani adottano il criterio "the winner takes all", attribuendo tutti i delegati spettanti ad uno Stato al candidato che ha ricevuto il maggior numero di preferenze; i democratici invece li distribuiscono proporzionalmente in base al risultato ottenuto da ciascuno dei candidati in quello Stato.

Le Convention si svolgono nel periodo tra le primarie e le elezioni vere e proprie, e nel 2016 si sono svolte dal 18 al 21 luglio, a Cleveland, per i Repubblicani e dal 25 al 28 luglio, a Philadelphia, per i Democratici. Durante le Convention avvengono le nomination con le quali viene ratificato il candidato uscito vincitore alle primarie dei rispettivi partiti. Viene stabilito anche il programma politico che dovrà essere adottato dal Presidente eventualmente eletto.

Il collegio elettorale viene eletto dai cittadini (che abbiano compiuto il 18° anno d’età) all’interno di ogni singolo Stato e in numero pari ai deputati e ai senatori assegnati a quel medesimo Stato. Pertanto, tutti gli Stati hanno diritto a due grandi elettori e ad un numero pari ai deputati che sono mandati alla Camera[4].

L'elezione dei grandi elettori, che formeranno il collegio elettorale, avviene il martedì successivo al primo lunedì di novembre (cd. Election Day).

Accanto alla lista dei grandi elettori si trova il nome del candidato Presidente ad essa collegato. Siccome le liste rappresentano i partiti e sono uomini di fiducia del Presidente, già a novembre sapremo di fatto chi sarà il vincitore.

Il collegio elettorale (art. 2 - sezione 1 della Costituzione USA), è formato da 538 elettori e per essere eletti presidenti bisogna conquistare almeno 270 voti, ossia la maggioranza assoluta. Al momento dell’elezione del Presidente e del Vicepresidente, i grandi elettori non si riuniscono in un unico luogo, bensì si riuniscono a gruppi a seconda dello Stato in cui sono stati eletti.

Gli Stati membri hanno un diverso politico in base alla popolazione: ad esempio la California (che ha 53 rappresentanti e 2 senatori) ha diritto a 55 grandi elettori. I primi 10 Stati per popolazione dispongono di 256 grandi elettori.

Nonostante il Congresso degli Stati Uniti ospiti complessivamente 535 tra deputati (435) e senatori (100), i Grandi Elettori sono 538 perché includono anche quelli del distretto di Washington che, pur non avendo senatori visto che non è uno dei 50 stati federali, ha diritto a 3 Grandi Elettori.

In ogni Stato membro USA vige il sistema elettorale first past the post il che vuol dire che il candidato che ottiene più voti in quello Stato conquista i suoi Grandi Elettori. Nebraska e Maine, rappresentano un’eccezione ripartendo proporzionalmente i Grandi Elettori: il Nebraska assegna 2 dei suoi 5 Grandi Elettori a chi vince a livello statale, e i restanti 3 a chi vince nei singoli districts (cioè i collegi per la Camera dei Rappresentanti). Il Maine ne assegna 2 al vincitore a livello statale e 2 a chi vince nei collegi.

Ogni Stato membro è libero di stabilire il sistema elettorale con cui vengono eletti i Grandi Elettori (ad esempio in North Carolina, i Grandi Elettori sono nominati dai singoli partiti a livello statale, mentre in Pennsylvania sono scelti direttamente dai comitati elettorali a livello federale. In altri Stati ancora, come l'Oklahoma, i Grandi Elettori vengono scelti durante le primarie).

Il collegio elettorale, a dicembre voterà, a scrutinio segreto, il Presidente e il Vice Presidente.

I membri del collegio si sono già impegnati sulla parola a votare per uno dei due candidati, tuttavia, da un punto di vista giuridico non hanno un mandato vincolante, quindi sono liberi di votare per il candidato che preferiscono. Se poi si tiene conto del fatto che la votazione è segreta, è possibile che qualche "grande elettore" possa votare per un candidato diverso da quello per il quale si era dichiarato in un primo momento (anche se è successo molto raramente).

Tuttavia, in 26 Stati membri e nel District of Columbia esistono leggi statali che prevedono sanzioni amministrative o penali per l'elettore che non rispetta il proprio mandato, mentre negli altri 24 Stati non esiste alcun meccanismo di vincolo di voto e i Grandi Elettori “traditori” non incorrono in alcuna sanzione.

Se nessuno dei candidati alla Casa Bianca ottiene la maggioranza assoluta di 270 Grandi Elettori, sarà la Camera dei Rappresentanti a scegliere liberamente chi sarà il presidente tra i tre candidati più votati, mentre il Vicepresidente viene scelto dal Senato. Questa situazione si è verificata nel 1800, quando dopo vari scrutini venne eletto presidente Thomas Jefferson (Partito Democratico-Repubblicano) e anche nel 1824 quando fu eletto John Quincy Adams in un ballottaggio con Andrew Jackson (che prese il maggior numero di voti popolari) e  William Harris Crawford tutti e tre del Partito Democratico-Repubblicano.

Questo meccanismo di voto indiretto può inoltre portare all'elezione a presidente di un candidato che non è il più votato, ma che ha conquistato i 270 Grandi Elettori necessari. Questo fatto si è verificato nel 1876 che diedero la vittoria a Rutherford B. Hayes (Partito Repubblicano) su Samuel J. Tilden (Partito Democratico) che prese 3 punti percentuali più del rivale vittorioso, nel 1888 Benjamin Harrison (Partito Repubblicano) ottenne la maggioranza dei grandi elettori sconfiggendo Grover Cleveland (Partito Democratico) più votato, nel 2000 quando il democratico Al Gore (Partito Democratico) risultò il più votato ma venne sconfitto da George W. Bush (Partito Repubblicano), che riuscì a ottenere più Grandi Elettori[5] e in queste ultime elezioni.

A Gennaio ci sarà la proclamazione del candidato eletto.

 


[1] Le elezioni primarie furono adottate per la prima volta nel 1903 nel Wisconsin allo scopo di togliere ai partiti il monopolio delle candidature.

[2] Grover Cleveland è stato l’unico Presidente ad essere eletto per due mandati non consecutivi (1884 e 1892).

[3] Le prime Convention furono tenute nel 1831 dal Partito Antimassonico.

[4] Non possono essere Grandi Elettori i membri del Congresso e tutti coloro che abbiano incarichi alle dipendenze degli Stati Uniti.

[5] G. W. Bush, dopo varie controversie, conquistò per solo 525 voti i Grandi Elettori della Florida che, all’epoca, aveva 25 Grandi Elettori.

Ultimo aggiornamento (Domenica 13 Novembre 2016 14:02)