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SCHEDA ELETTORALE

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LESSICO POLITICO-ELETTORALE

La scheda elettorale rappresenta l’offerta elettorale, in quanto ha la funzione di fornire all’elettore la possibilità di esprimere una scelta tra le varie alternative[1]. Storicamente il primo paese al mondo a far uso della scheda standard, con tutti i requisiti di segretezza e uniformità del voto, fu lo Stato della Vittoria nel 1856[2]. Per questa ragione il cosiddetto secret ballot fu conosciuto nel mondo come l’australian ballot[3]. Le schede elettorali sulle quali i votanti segnavano la loro preferenza segretamente, venivano fatte stampare e distribuire dal Governo il quale comunque si impegnava di garantire la segretezza del suffragio. In Gran Bretagna il voto segreto fu introdotto per le elezioni parlamentari a partire dal 1872, mentre negli Stati Uniti dopo le elezioni presidenziali del 1884[4].

Con riferimento alla struttura della votazione è bene fare chiarezza sull’uso dei termini. A nostro avviso, appare insufficiente distinguere, come fa pressoché tutta la letteratura, il tipo di voto nella dicotomia ordinale e categorico.

Viene definito categorico quel tipo di struttura di votazione dove l’elettore può votare soltanto un candidato scelto da un partito (come nel caso del first past the post system) o una lista in cui i nominativi sono imposti dai vari partiti senza la possibilità di esprimere preferenze.

Una struttura di votazione viene definita ordinale quando all’elettore è attribuita la facoltà di esprimere non solo un voto di preferenza, ma anche di ordinare a suo piacimento l’ordine di presentazione dei candidati delle varie liste. Si tratta di una dicotomia insufficiente perché non esaustiva in quanto, in base ad essa, non possono essere riconducibili alcuni sistemi di votazione, come ad esempio il voto di approvazione. Anche la definizione di Blais appare poco convincente, seppur più completa di altre. Secondo il suddetto autore la struttura del voto comprende: 1) l’oggetto del voto (partiti e/o individui); 2) il numero di voti a disposizione; 3) il tipo di voto (nominale, ordinale o numerale)[5].

Blais include nel tipo di voto nominale sia il first past the post che il voto d’approvazione[6], ma così facendo include nella stessa categoria due sistemi elettorali che sono identici nella formula matematica, ma che si differenziano proprio nella struttura della votazione.

Infatti, con il voto d’approvazione l’elettore può scrivere sulla scheda elettorale i nominativi di tutti i candidati che vuole, ma non può esprimere un ordine di preferenza. Quindi tutti i candidati scelti sono collocati sullo stesso piano. Per meglio definire un certo tipo di struttura della votazione useremo la più precisa ed esaustiva dicotomia cardinale e ordinale.

Con il termine cardinale s’intende il numero dei candidati che è possibile votare (da 1 a n). Soltanto nel caso di un solo voto a disposizione il termine cardinale coincide con un tipo di voto categorico (dove viene espressa una scelta “secca”).

Definiamo, quindi, un tipo di votazione cardinale quando l’elettore può, secondo il tipo di sistema elettorale, assegnare sulla scheda elettorale uno o più voti ma non ha la possibilità di collocarli secondo una scala di preferenza. Molti sistemi elettorali di tipo maggioritario come il first past the post system, il voto singolo non trasferibile (chiamato anche voto unico), il voto multiplo, il voto limitato, il voto cumulativo e il voto di approvazione, pur avendo una diversa struttura della votazione, sono collocabili tra quelli cardinali. Sull’uso del termine ordinale non ci sono problemi concettuali. Il voto è ordinale quando all’elettore è attribuita la facoltà di esprimere non solo un voto di preferenza, ma anche di modificare a suo piacimento l’ordine di presentazione dei candidati delle varie liste.

In base alle definizioni da noi fornite, con riferimento ai sistemi maggioritari, la struttura di votazione è cardinale e categorica per il first past the post system e il voto singolo non trasferibile in quanto l’elettore può esprimere un solo voto al candidato appartenente ad un determinato partito o lista. Per il voto multiplo, il voto limitato, il voto cumulativo e il voto d’approvazione è cardinale e non categorica. La differenza è che nel voto multiplo all’elettore è concessa la facoltà di votare liberamente tanti candidati quanti sono i seggi in palio, con divieto di cumulare i voti su un medesimo candidato. Nel voto limitato all’elettore è attribuita la facoltà di votare tanti candidati quanti sono i seggi assegnati al collegio meno uno. Quindi, in una circoscrizione con cinque seggi in palio un elettore potrà esprimere quattro voti. Nel voto cumulativo l’elettore non solo può votare per tanti candidati quanti sono i seggi assegnati al collegio, ma può cumulare i voti a disposizione su un medesimo candidato. Con il voto d’approvazione l’elettore ha la facoltà di votare per tutti i candidati presenti ma, a differenza del voto cumulativo, con divieto di cumulare i voti su un medesimo candidato. Il voto alternativo ha un tipo di struttura di votazione ordinale poiché l’elettore vota, secondo una propria scala di preferenza, per tutti i candidati presenti nel collegio però, a differenza del voto limitato e del voto cumulativo, vi è un solo seggio in palio. Infine il sistema maggioritario a doppio turno (majority system) presenta un tipo di votazione cardinale e categorica al primo turno ma, in caso di voto al secondo turno, l’elettore può votare per un candidato diverso rispetto a quello votato al primo turno. Quindi il majority system è cardinale e non categorico al secondo turno.

I sistemi elettorali misti possono avere una struttura di votazione cardinale e categorica nel caso in cui l’elettore abbia un solo voto a disposizione, ovvero cardinale ma non categorica quando all’elettore è data la facoltà di esprimere due voti (uno al candidato nei collegi uninominali e l’altro alla lista nella parte proporzionale) anche in forma disgiunta[7].

Mentre i sistemi elettorali proporzionali di lista possono essere a votazione cardinale e categorica, quando all’elettore non è concesso di esprimere un voto di preferenza (lista bloccata); ovvero cardinale non categorica quando l’elettore può esprimere un voto di preferenza (lista semibloccata) e ordinale quando può ordinare a suo piacimento più candidati (o anche tutti) della lista votata (lista libera). In quest’ultimo caso vi può essere la variante del panachage, che rappresenta la massima libertà di scelta, nella quale l’elettore può ordinare una serie di candidati appartenenti a liste diverse.

Infine il voto singolo trasferibile, che è un sistema a rappresentanza proporzionale personalizzata, rientra tra quelli a struttura di votazione ordinale.

 


[1]Rae indica l’offerta elettorale con il sintagma <<struttura della votazione>>. D. W. RAE, The Political Consequences of Electoral Laws, cit., pp. 16-17.

[2]In quel periodo era una colonia autonoma, mentre a partire dal 1901 è diventato uno Stato membro della federazione australiana.

[3]Si veda il sintagma australian ballot sull’Encyclopaedia Britannica all’indirizzo www.eb.co.uk

[4]New York divenne il primo Stato americano ad adottare la scheda standard nel 1889.

[5]Si veda A. BLAIS, The Classification of Electoral Systems, in <<European Journal of Political Research>>, XVIII, 1988, pp. 99-110.

[6]Si tratta di un sistema elettorale inventato, verso la fine degli anni 70, da due americani, Steven Brams e Peter Fishburn. Cfr. S. J. BRAMS – P. C. FISHBURN, Approval Voting, in <<American Political Science Review>>, 72, 1978, pp. 831-847. In Italia, sul voto d’approvazione troviamo un interessante saggio di Roberto d’Alimonte. R. D’ALIMONTE, Il voto d’approvazione: il doppio turno in un turno solo, in <<Rivista Italiana di Scienza Politica>>, vol. XXIV, n. 2, 1994, pp. 311-332.

[7]Per voto disgiunto, s’intende la facoltà dell’elettore di votare per una lista appartenente ad un partito diverso rispetto a quello del candidato votato nel collegio uninominale.

Ultimo aggiornamento (Sabato 18 Febbraio 2012 11:31)