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SISTEMI ELETTORALI: definizione

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LESSICO POLITICO-ELETTORALE

Il primo aspetto cruciale riguarda la definizione dei sistemi elettorali[1]. Fino alla fine dell’800, i sistemi elettorali positivi potevano essere definiti in base alla maggiore o minore estensione del corpo elettorale, al numero dei seggi assegnati al collegio e al numero di voti a disposizione dell’elettore. Invece la formula elettorale non rappresentava una discriminante, dato che in tutti i paesi veniva applicata quella maggioritaria. Solo con l’allargamento del suffragio e il diffondersi dei sistemi elettorali proporzionali, a partire dalla fine della prima guerra mondiale, la classificazione dei sistemi elettorali si è arricchita con la variabile distintiva rappresentata dalla formula elettorale o matematica.

Una definizione esauriente di sistema elettorale è quella proposta da Lanchester che distingue tra sistemi elettorali in senso lato e quelli in senso stretto[2]: egli definisce il sistema elettorale in senso lato come quell’insieme di norme che disciplinano la partecipazione dei cittadini alla scelta dei loro rappresentanti politici, quindi il diritto elettorale. Pertanto, il sistema elettorale in senso lato comprende:

a) la composizione del corpo elettorale (vale a dire l'insieme delle persone aventi diritto di voto),

b) i tempi e la convocazione delle elezioni,

c) l'elettorato passivo (cioè i requisiti che bisogna possedere per accedere a cariche pubbliche),

d) gli organi di vigilanza e controllo delle operazioni elettorali,

e) disciplina della campagna elettorale,

f) modalità di presentazione dei candidati e delle liste (numero minimo di firme richieste, pagamento di una cauzione ecc.),

g) finanziamento dei partiti e dei candidati e spese elettorali,

h) fase della votazione e di scrutinio (interpretazione e conteggio dei voti espressi) delle schede elettorali.

Per sistema elettorale in senso stretto Lanchester fa riferimento alla tecnica elettorale, includendo la formula elettorale o matematica, vale a dire il meccanismo di trasformazione dei voti in seggi, e le altre variabili che interagiscono con la prima, in particolar luogo la circoscrizione. Infine la struttura della votazione.

La formula matematica, che è la variabile più conosciuta con la quale si aggregano le singole scelte individuali trasformandole in scelte collettive, non ci dà un responso completo sul grado di proporzionalità di un dato sistema elettorale. Infatti, una medesima formula di tipo proporzionale produce risultati molto differenti se applicata in circoscrizioni di dimensioni molto diverse tra loro. Tuttavia nemmeno la classificazione dei sistemi elettorali in base alle conseguenze che producono (output) sul sistema partitico ha capacità discriminatoria, poiché esistono casi di sistemi elettorali dello stesso tipo associati a sistemi di partito con formati molto diversi e viceversa.

Rae è stato il primo studioso a definire il sistema elettorale in senso operativo come l’insieme delle procedure che regolano la trasformazione delle preferenze in voti (1° stadio del processo elettorale) e dei voti in seggi (2° stadio). La struttura del voto attiene al 1° stadio (scheda) mentre la dimensione dei collegi e la formula si riferiscono alla trasformazione dei voti in seggi[3].

In definitiva, per analizzare compiutamente un sistema elettorale dal punto di vista tecnico-politico è necessario considerare, nel loro insieme, le tre variabili essenziali che lo costituiscono:

1)  il tipo di scheda elettorale;

2)  le dimensioni della circoscrizione elettorale;

3)  il tipo di formula elettorale o matematica.

Altre variabili eventuali da considerare sono: la soglia legale di sbarramento[4] e il collegamento con elezioni di organi monocratici (elezioni presidenziali).

 


[1]La formazione e la misurazione dei concetti è il primo stadio cruciale di ogni ricerca empirica. Se non siamo in grado di definire con chiarezza un concetto e quindi di sottoporlo a misurazione, avremo delle difficoltà a fare analisi empirica. Cfr. M. COTTA – D. DELLA PORTA – L. MORLINO, Scienza Politica, Bologna, Il Mulino, 2001, pp. 45-68.

[2]F. LANCHESTER, Sistemi elettorali e forma di governo, Bologna, Il Mulino, 1981, pp. 41-44.

[3]Cfr. D. RAE, The political consequences of electoral law, New Haven-London, Yale University Press, 1971, p. 15

[4]Per soglia di sbarramento s’intende il numero minimo di voti necessari per conquistare l’ultimo seggio in palio.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 16 Ottobre 2019 10:59)