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RAPPRESENTANZA POLITICA

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LESSICO POLITICO-ELETTORALE

Dal punto di vista etimologico rappresentare deriva dal verbo repraesentare (composto dal prefisso re e da praesentare) e significa presentare di nuovo e per estensione, rendere presente qualcosa o qualcuno che è assente.

Dal punto di vista semantico il termine rappresentanza viene usato in diverse accezioni. Ad esempio nel campo del diritto privato (rappresentanza dei minori) o processuale (rappresentanza delle parti in un processo). Quello che a noi interessa è la rappresentanza qualificata in senso politico. In nuce, la rappresentanza politica.

Possiamo definire la rappresentanza politica come una relazione tra governanti e governati attraverso la quale quest’ultimi attribuiscono il potere politico ai primi. Inoltre, i governanti sono soggetti a responsabilità politica per il loro operato di fronte ai governati. Sia l’attribuzione del potere politico che la responsabilità politica sono messi in pratica attraverso il processo elettorale. Si tratta di una definizione che fa riferimento a regimi democratici.

La rappresentanza politica nei regimi democratici si differenzia dalle altre esperienze di rappresentanza tipiche dei regimi assolutistici o, comunque, dittatoriali nelle quali manca ogni forma di controllo politico sui governanti.

Robert Dahl ci ricorda che la rappresentanza non è un’invenzione dei democratici ma si sviluppa nel Medioevo, specialmente in Inghilterra e in Norvegia, come istituzione del governo monarchico o aristocratico. In quel periodo, i rappresentanti eletti rappresentavano solo una minima porzione dell’intero popolo. Nel 1832 in Gran Bretagna solo il 5% della popolazione aveva diritto di voto e in Norvegia era di poco superiore.

La rappresentanza nei regimi democratici ha il suo nucleo essenziale nella responsabilità politica che si traduce nella responsiveness, cioè i rappresentanti politici devono recepire le istanze dei cittadini e nell’accountability, cioè che i politici devono altresì rispondere del proprio operato dinanzi al corpo elettorale.

Quindi il corpo elettorale in un regime democratico, attraverso libere e periodiche elezioni, svolge la funzione di controllo e di legittimazione nei confronti della classe politica.

Non esiste rappresentanza politica nei regimi dittatoriali nel senso che è assente ogni forma di responsabilità politica che, abbiamo visto, è una delle proprietà tipiche della rappresentanza politica dei regimi democratici. Inoltre, in un regime dittatoriale, il dittatore (o l’oligarchia dominante) si ritiene l’unico autorizzato a stabilire e interpretare a suo piacimento gli interessi dei rappresentati. Invece, la rappresentanza presuppone che, in qualche modo, siano posti in essere gli interessi e le richieste dei rappresentati nelle loro diverse articolazioni.

Tecnicamente anche negli istituti di democrazia diretta, dove viene meno la distinzione tra rappresentati e rappresentanti, non esiste la rappresentanza poiché i cittadini partecipano direttamente all’attività politica deliberando senza intermediazioni.

La rappresentanza politica può essere espressa in tre diverse modalità:

1) come mandato o delega; 2) come rapporto fiduciario; 3) come rappresentatività.

Nel caso di rappresentanza come mandato o delega il rappresentante agisce come mero esecutore della volontà del rappresentato senza alcun margine di discrezionalità. Nella sfera politica questo tipo di rappresentanza vincolante è sostanzialmente assente ovunque. Mentre nella rappresentanza intesa come rapporto fiduciario il rappresentante dispone di margini di autonomia e Burke è stato il primo a enunciare una teoria della rappresentanza senza vincolo di mandato. Egli, nel suo discorso agli elettori di Bristol, sostenne che: "Formulare un'opinione è diritto d’ogni uomo. Quella degli elettori ha il suo peso, è degna di rispetto ed un rappresentante deve essere sempre tenuto ad ascoltarla e di tenerla nella sua massima considerazione. Tuttavia istruzioni a carattere obbligatorio, mandati che il membro del Parlamento deve ciecamente "...obbedire, votare e sostenere, anche se contrari alla limpida convinzione del proprio giudizio e propria coscienza, queste cose sono sconosciute alle leggi di questa terra …".

La rappresentanza intesa come rappresentatività è un concetto di tipo sociologico e fa riferimento al modo in cui una società è rappresentata nelle sue diverse articolazioni (ad esempio le minoranze etniche, linguistiche, religiose). Per aversi una rappresentanza che riesca a rispecchiare il più equamente possibile le varie articolazioni della società, i sistemi elettorali proporzionali sono i meccanismi di votazione più idonei.

Nei regimi democratici il Parlamento è il massimo organo rappresentativo di uno Stato, ma esistono anche altri organi rappresentativi come i consigli regionali e locali.

Il problema della rappresentanza riguarda il rapporto tra l’elettore, il rappresentante politico e il partito. Il dilemma è se il parlamentare deve rispondere unicamente dinanzi al partito che lo ha candidato, ovvero agli elettori. La disciplina di partito obbliga il parlamentare di rispondere solo al proprio partito a beneficio della governabilità. Viceversa, se il parlamentare si occupasse solo degli interessi dei propri elettori sganciandosi dalla disciplina di partito sarebbe compromessa la governabilità.

Nella prassi il parlamentare cerca, in vario modo, di contemperare l’esigenza di seguire le indicazioni del partito con quelle dei propri elettori. Nel caso degli Stati Uniti i parlamentari sono più legati alle esigenze del proprio elettorato che a quelle del partito anche se negli ultimi anni c’è stata una maggiore disciplina partitica. Al contrario in Europa i parlamentari sono maggiormente vincolati alle indicazioni del partito col quale sono stati eletti. In Portogallo è previsto da una norma costituzionale che se un parlamentare abbandona il partito col quale è stato eletto, viene espulso dal Parlamento. Quindi, in tal caso si può parlare di un mandato vincolante.

Anche nella pratica un mandato giuridicamente vincolante sarebbe comunque impossibile da applicarlo per due fondamentali ragioni: primo, che nessuno dei rappresentanti eletti e nessuno degli elettori singoli o dei gruppi di elettori possono prevedere nel momento in cui fanno le loro promesse all’elettorato e nel momento in cui avanzano le loro richieste ai candidati quali materie verranno discusse e votate in Parlamento;

secondo, se gli eletti fossero vincolati agli elettori da un mandato preciso, l’Assemblea legislativa sarebbe paralizzata. In pratica se ogni partito mantenesse posizioni rigidissime su ogni punto programmatico il lavoro dell’Assemblea legislativa ne sarebbe paralizzato. Quindi è necessaria talvolta una certa mediazione tra le varie posizioni.

                                                                                                                                                          

Bibliografia

E. Burke, <<Speech to the Electors of Bristol>>, 1774, in Burker's Political Writings, a cura di J. Buchan, London, Nelson, s.d., pp. 28-31.

M. Cotta, "Rappresentanza politica", in Dizionario di politica a cura di N. Bobbio, N. Matteucci e G. Pasquino, Torino, UTET, 1990, 1a ed., pp. 929-934.

M. Cotta – D. della Porta – L. Morlino, Scienza Politica, Bologna, Il Mulino, 2001.

R. Dahl, Sulla democrazia, Bari, Laterza, 2002.

G. Pasquino, Corso di Scienza Politica, Bologna, Il Mulino, 2000.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 13 Febbraio 2012 10:49)