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Sistema elettorale 2018-2023

La nuova legge elettorale n. 165 del 3 novembre 2017, il cd. Rosatellum (dal nome del suo proponente, il parlamentare del Partito Democratico Ettore Rosato), disciplina l’elezione dei membri della Camera dei Deputati e del Senato. Sostituisce l’Italichellum (per la Camera dei Deputati) e il Consultellum (per il Senato)[1].

La riforma, è stata approvata in via definitiva dal Senato il 26 di ottobre. Hanno votato a favore: Partito Democratico, Forza Italia, Lega Nord, Alleanza Popolare e Alleanza lIberalpopolare-Autonomie. Hanno votato contro: Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Movimento Democratico Progressista e Fratelli d’Italia.

Si tratta di un sistema elettorale di tipo misto a meccanica interdipendente (a componenti maggioritarie per il 36,83% e proporzionali per il 63,17%)[2]. Vediamo le sue principali caratteristiche.

DIMENSIONI DELLE CIRCOSCRIZIONI, LISTE E STRUTTURA DELLA VOTAZIONE

Il territorio nazionale è ripartito in circoscrizioni: 28 per la Camera e 20 per il Senato.

Ciascuna circoscrizione è suddivisa in collegi uninominali e plurinominali. Per la Camera sono previsti 232 collegi uninominali (comprensivi di 1 collegio uninominale in Valle d'Aosta e 6 collegi in Trentino Alto-Adige) ripartiti nelle 28 circoscrizioni in proporzione alla popolazione sulla base dell'ultimo censimento generale. I collegi plurinominali sono 63 e vengono costituiti dall’aggregazione di collegi uninominali contigui in modo tale da avere un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a otto di candidati proporzionali.

Per il Senato sono previsti 116 collegi uninominali (comprensivi di 1 collegio uninominale in Valle d'Aosta e 6 collegi uninominali in Trentino-Alto Adige), ripartiti nelle 20 circoscrizioni in proporzione alla popolazione sulla base dell'ultimo censimento generale. I collegi plurinominali sono 33 e vengono costituiti dall’aggregazione di collegi uninominali contigui in modo tale da avere un numero di seggi non inferiore a due e non superiore a otto di candidati proporzionali.

Il Molise è suddiviso in 3 collegi uninominali: 2 per la Camera e 1 per il Senato.

Ciascun gruppo politico che intende presentarsi alle elezioni (sia alla Camera sia al Senato) deve depositare il proprio contrassegno e contestualmente deve presentare il programma elettorale, nel quale viene dichiarato il nome e cognome della persona indicata come capo della forza politica.

Sia alla Camera sia al Senato i partiti possono presentarsi da soli o in coalizione. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali.

Sia alla Camera sia al Senato, in ogni collegio plurinominale, ciascuna lista è composta da candidati presentati in un determinato ordine numerico. Il numero dei candidati della lista non può essere inferiore alla metà, con arrotondamento all'unità superiore, dei seggi assegnati al collegio plurinominale e non può essere superiore al limite massimo di seggi assegnati al collegio plurinominale; in ogni caso il numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro.

Ciascuna lista per essere ammessa deve presentare candidature in almeno due terzi dei collegi plurinominali e in tutti i collegi uninominali dei collegi plurinominali. Sia alla Camera sia al Senato ciascuna lista deve essere sottoscritta da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nel medesimo collegio plurinominale o, in caso di collegio plurinominale compreso in un unico comune, iscritti nelle sezioni elettorali di tale collegio. Per le prime elezioni previste con la presente legge elettorale, il numero delle sottoscrizioni da raccogliere è ridotto alla metà. Per le liste presenti in Parlamento e costituitesi in gruppo politico in almeno una delle due camere a partire dal 15 aprile 2017 non è previsto l’obbligo di raccolta delle firme.

I capilista potranno candidarsi fino a 5 circoscrizioni oltre al collegio uninominale. Se un deputato è eletto in più collegi plurinominali, gli spetta il seggio nel collegio nel quale la lista a cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio. Se un deputato è eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali è considerato eletto nel collegio uninominale.

Riguardo la rappresentanza di genere, nei collegi plurinominali (sia di Camera sia di Senato) le liste devono presentare candidature alternate per genere. Per la Camera è previsto a livello nazionale che le candidature dei capilista nei collegi plurinominali di un genere non devono superare il 60% del totale.

Per la Camera è previsto a livello nazionale che le candidature nei collegi uninominali di un genere non devono superare il 60% del totale. Per il Senato le stesse norme si applicano a livello regionale. Quindi nei collegi plurinominali con due seggi da assegnare, i candidati del listino dovranno essere un uomo e una donna; con tre seggi, due uomini e una donna o due donne e un uomo; con quattro seggi, fino a tre uomini e una donna (o naturalmente l'inverso).

Vediamo le modalità di espressione del voto. L’elettore, qualora abbia compiuto 25 anni, riceve due schede, una per la Camera ed una per il Senato. Se non ha ancora compiuto i 25 anni riceve solo la scheda per la Camera. I modelli delle due schede sono identici. Le schede contengono il nome del candidato nel collegio uninominale e, per il collegio plurinominale, il contrassegno di ciascuna lista - o gruppi di liste, nel caso di loro collegamento in coalizione. A fianco delle liste sono riportati i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale.

L’elettore dispone le seguenti opzioni di voto:

1) votare solo il candidato all’uninominale e in tal caso il suo voto si estende anche alla lista da cui è appoggiato. Nel caso sia sostenuto da una coalizione di liste sarà ripartito proporzionalmente in base ai voti ottenuti dalle varie liste nel collegio uninominale;

2) votare solo la lista che è collegata al candidato all’uninominale e in tal caso il voto si estende anche a quest’ultimo;

3) votare sia un candidato nel collegio uninominale, sia una lista a lui collegata. Il voto è valido sia per il candidato, sia per la lista.

Se l’elettore traccia un segno sul contrassegno e un segno sulla lista di candidati nel collegio plurinominale della stessa lista, il voto è considerato valido sia per la lista sia per il candidato uninominale. L’elettore non ha la possibilità di esprimere preferenze né di disgiungere il voto.

Le nuove schede elettorali hanno un’appendice cartacea dotata di un tagliando antifrode con un codice progressivo alfanumerico; dopo che l’elettore ha votato ed ha restituito la scheda al presidente del seggio opportunamente piegata, tale appendice con il tagliando è staccata dalla scheda e conservata dai componenti dei seggi elettorali, che controllano se il numero del tagliando sia lo stesso di quello annotato prima della consegna della scheda all’elettore; solo dopo tale controllo il presidente del seggio inserisce la scheda stessa nell’urna.

ASSEGNAZIONE DEI SEGGI

Nei collegi uninominali vince il candidato che ottiene il maggior numero dei voti. Nei collegi plurinominali in primo luogo si verifica se la lista o la coalizione di liste apparentate abbiano superato le soglie di sbarramento per accedere all’assegnazione dei seggi. Sono previste varie soglie di sbarramento: il 3% dei voti validi a livello nazionale per i partiti che corrono da soli e il 10% per le coalizioni (all’interno delle quali almeno una lista deve raggiungere il 3% dei voti validi). Nel caso che la coalizione non raggiunga il 10%, ma una lista al suo interno raggiunge il 3% la medesima partecipa all’assegnazione proporzionale dei seggi. Per il Senato, lo sbarramento a livello nazionale rappresenta una novità storica. Tuttavia, per il Senato sono ammesse alla ripartizione dei seggi proporzionali le liste che ottengono, da sole o in coalizione, il 20% dei voti validi a livello regionale a prescindere dal raggiungimento delle soglie a livello nazionale. Inoltre, sia per Camera sia per il Senato i partiti che rappresentano minoranze linguistiche riconosciute (solo nelle regioni a statuto speciale) possono partecipare all’assegnazione proporzionale qualora si aggiudichino 2 collegi uninominali all’interno della circoscrizione oppure il 20% dei voti validi a livello regionale. Nel calcolo della soglia della coalizione, non sono considerati i partiti sotto l’1% dei voti (eccetto le minoranze linguistiche), mentre i voti dei partiti che superano l’1% ma non raggiungono il 3% rimarranno a beneficio della coalizione.

Poi viene calcolato il quoziente elettorale (ossia il totale dei voti espressi per le liste o dei voti trasferiti dai candidati nei collegi uninominali alle liste collegate) per il numero dei seggi da assegnare (per la Camera il calcolo del quoziente è a livello nazionale, per il Senato è a livello regionale). Dopodiché si assegnano i seggi ai partiti e alle coalizioni con il quoziente intero, mentre i seggi residui vengono assegnati in base ai resti più alti.

Nel caso che una lista prenda più seggi rispetto ai candidati che ha presentato, vengono considerati prima i candidati presentati in altre circoscrizioni plurinominali, poi i migliori perdenti nel collegio uninominale di riferimento o della circoscrizione stessa.

 


[1]Con la sentenza n. 35 del 25 gennaio 2017, la Corte Costituzionale si era pronunciata sull'Italicum (previsto per la Camera dei Deputati) dichiarandone una parziale illegittimità costituzionale. Mentre per il Senato si applicava la legge elettorale derivante dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 2014 che aveva dichiarato parzialmente incostituzionale la legge Calderoli (cd. Porcellum). Italichellum, è un termine “macedonia” da me coniato che deriva dalla fusione di Italicum e Consultellum.

[2]Nei sistemi elettorali misti a meccanica interdipendente vi è una commistione tra parte maggioritaria e parte proporzionale.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 02 Marzo 2018 19:40)

 

Sindaco in minoranza a Lecce

Il Consiglio di Stato ha confermato, con la sentenza di ieri, quanto aveva stabilito il TAR lo scorso 11 ottobre, ossia il premio di maggioranza spetta al centrodestra.

Si conclude cosi la diatriba riguardante le elezioni comunali di Lecce del 2017, dove il la coalizione di centrodestra aveva superato il 50% dei voti al primo turno senza che però il sindaco ad essa collegato conseguisse la maggioranza dei voti.

Al secondo turno quest’ultimo era stato poi battuto dall’attuale sindaco Salvemini, della coalizione di centrosinistra, e l’ufficio elettorale aveva interpretato erroneamente la legge assegnando il premio, corrispondente in 6 consiglieri, alla coalizione del neo sindaco.

La coalizione di centrodestra aveva allora impugnato il verbale dell’ufficio elettorale, sulla base della maggioranza dei voti ottenuta dalle varie liste che la componevano al primo turno, e ieri il Consiglio di Stato ha deciso in via definitiva assegnando i 6 seggi.

Il consiglio comunale di Lecce, è composto adesso da 17 consiglieri di CDX, 14 di CSX e 1 del M5S più il Sindaco.

 

Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/983931/lecce-consiglio-di-stato-conferma-l-anatra-zoppa-sindaco-senza-maggioranza.html

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 21 Febbraio 2018 17:16)

 

I candidati nei collegi uninominali di Camera e Senato

Candidati nei collegi uninominali della Camera:

http://www.labparlamento.it/wp-content/uploads/2018/01/UNINOMINALE_CAMERA.pdf

Candidati nei collegi uninominali del Senato:

http://www.labparlamento.it/wp-content/uploads/2018/01/SENATO_UNINOMINALE.pdf

 

Quiz politico-elettorale

1) Cosa succede all'Assemblea Nazionale francese se in un collegio un solo candidato supera il 12,5% dei voti degli elettori iscritti?

a. Si svolge il secondo turno aperto ai primi tre.

b. Si svolge il secondo turno tra i primi due.

c. Si aggiudica il seggio il candidato che ha superato il 12,5% degli elettori iscritti.

d. Si aggiudica il seggio il candidato che ha ottenuto la maggioranza relativa.

e. Si svolge il secondo turno aperto a tutti.

 

2) Da chi è stato inventato il sistema elettorale di tipo misto?

a. Karl-Heinz Rummenigge

b. Victor D'Hondt

c. Siegfied Geyerhahn

d. Jean Marie Condorcet

e. Arendt Lijphart

 

3) Quale, tra le seguenti formule matematiche, a parità di grandezza circoscrizionale è più favorevole per i partiti minori?

a. Plurality system in collegio unico nazionale

b. Metodo Imperiali

c. Metodo D'Hondt

d. Metodo D. Laguë originario

e. Metodo D. Laguë modificato

 

4) In Svizzera il diritto di voto alle donne a livello nazionale è stato concesso nel:

a. 1925

b. 1948

c. 1941

d. 1950

e. 1971

 

5) Qual è la differenza tra il voto singolo trasferibile (VST) e il voto alternativo (VA)?

a. Il VST prevede collegi plurinominali ed è di tipo proporzionalistico, mentre il VA prevede collegi uninominali ed è di tipo maggioritario

b. Il VST è un sistema elettorale derivato dal maggioritario, mentre il VA è di natura proporzionale

c. Il VST prevede collegi uninominali, mentre il VA prevede collegi plurinominali

d. Il VST prevede collegi plurinominali ed è di tipo proporzionalistico, mentre il VA prevede collegi uninominali ed è di tipo maggioritario

e. Il VST è un sistema elettorale di tipo misto, mentre il VA è di tipo maggioritario

 

6) Un sistema elettorale proporzionale ha un grado di proporzionalità tanto maggiore quanto:

a. minore è la grandezza territoriale della circoscrizione

b. maggiore è la grandezza territoriale della circoscrizione

c. maggiore è il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione

d. dipende dalla formula elettorale indipendentemente dall'ampiezza della circoscrizione

e. minore è il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione

 

7) Thomas Hare è considerato il fondatore del:

a. Sistema proporzionale di lista

b. Sistema proporzionale "personalizzato"

c. Sistema proporzionale "corretto"

d. First past the post system

e. Sistema misto a prevalenza proporzionale

 

8) Uno di questi paesi ha una forma di governo presidenziale:

a. Cipro

b. Austria

c. Francia

d. Portogallo

e. Finlandia

 

9) Uno di questi paesi non fa parte dell'Unione Europea:

a. Cipro

b. Austria

c. Francia

d. Norvegia

e. Finlandia

 

10) Uno di questi politici non fa parte del Partito Democratico:

a. Maria Elena Boschi

b. Matteo Richetti

c. Dario Franceschini

d. Piero Fassino

e. Pierluigi Bersani

 

11) Silvio Berlusconi è stato il fondatore del seguente partito politico:

a. Forza Milan

b. Forza Azzurri

c. Partito Conservatore Progressista

d. Forza Italia

e. Il Popolo dei liberaldemocratici

 

12) Francesco Rutelli è stato Sindaco di quale città?

a. Milano

b. Rieti

c. Palermo

d. Catanzaro

e. Roma

 

13) Giulio Andreotti non è mai stato Presidente della Repubblica.

a. Vero

b. Falso

 

14) L'attuale sistema elettorale italiano per l'elezione dei parlamentari è di tipo proporzionale.

a. Vero

b. Falso

 

15) La Germania ha una forma di governo presidenziale.

a. Vero

b. Falso

 

16) La Russia è il paese più grande del mondo per superficie.

a. Vero

b. Falso

 

17) La Cina ha un regime politico democratico.

a. Vero

b. Falso

 

18) Augusto Pinochet è stato un dittatore argentino.

a. Vero

b. Falso

 

19) Il primo paese ad applicare il sistema elettorale proporzionale di lista a livello nazionale è stato il Belgio.

a. Vero

b. Falso

 

20) Walter Bagehot era il difensore del sistema elettorale proporzionale.

a. Vero

b. Falso

 

Ultimo aggiornamento (Domenica 10 Dicembre 2017 19:10)

 

Gli effetti del sistema maggioritario uninominale a doppio turno (majority system) applicato per l’elezione dell’Assemblea Nazionale in Francia sui principali partiti

Gli effetti del sistema maggioritario uninominale a doppio turno (majority system) applicato per l’elezione dell’Assemblea Nazionale in Francia sui principali partiti

La notevole instabilità politica della “Quarta Repubblica”[1], dovuta principalmente alla partitocrazia che generava ripetute crisi ministeriali, portò la Francia sul finire degli anni Cinquanta ad una profonda crisi politico-istituzionale con l’aggravamento della crisi in Algeria dove l’esercito francese attuò una forte repressione nei confronti della popolazione locale che reclamava l’indipendenza.

Per far fronte alla gravissima situazione in Algeria, il presidente della repubblica Coty affidò la guida del governo al generale Charles De Gaulle, personaggio di grande prestigio, per aver animato  la resistenza durante l'occupazione tedesca. A De Gaulle furono affidati i poteri necessari per introdurre modifiche costituzionali portate a compimento nel 1958 (che segnò la nascita della “Quinta Repubblica” francese) con la riforma in senso semipresidenziale dello Stato[2].

De Gaulle fece introdurre il sistema elettorale maggioritario uninominale a doppio turno (majority system), per l’elezione dei deputati dell’Assemblea Nazionale, nell’ottobre del 1958[3] ed è tuttora applicato (salvo la parentesi 1985-86 dove fu introdotto il sistema proporzionale con sbarramento[4]). Il sistema elettorale varato per l’Assemblea Nazionale e l’introduzione nel 1962 dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica sempre con il majority system e con eventuale ballottaggio che avviene tra i primi due candidati al primo turno, ha favorito una bipolarizzazione del sistema partitico ed un depotenziamento dei partiti antisistema penalizzati nel meccanismo delle alleanze al secondo turno.

In questo lavoro, ci occuperemo deli effetti del sistema maggioritario uninominale a doppio turno (majority system) applicato per l’elezione dell’Assemblea Nazionale in Francia sui principali partiti.

Dall’analisi del sistema elettorale maggioritario francese, in 2 elezioni su 14 (0,14%) il secondo partito a livello di voti ottenuti conquista più seggi rispetto al primo partito. Nelle elezioni del 1958 l’Unione per la Nuova Repubblica, secondo a voti, conquista un numero di seggi superiore (+17,03% nella differenza voti-seggi) rispetto al Partito Comunista vincitore a voti che, addirittura, si è piazzato sesto in base ai seggi con una sottorappresentazione di ben 17,12 punti percentuali. Il Partito Comunista, a differenza degli altri partiti dell’arco costituzionale, era profondamente avverso alla creazione della V Repubblica. Per questa ragione, al secondo turno non si era alleato con nessuno pagando, quindi, in termini di seggi. Nelle elezioni del 1978 il Partito Socialista vincitore a voti viene superato a seggi dal secondo partito, Raggruppamento per la Repubblica ma anche dal terzo partito l’Unione per la Repubblica.

Questa è la prova empirica che tale sistema non presenta il requisito della monotonicità.

Il picco massimo di sovrarappresentazione del primo partito si è verificato nelle elezioni del 2002 (+27,45 punti percentuali), mentre quello del secondo partito in quelle del 1993 (+18,18 punti percentuali).

Nelle 14 elezioni esaminate per l’Assemblea Nazionale francese i partiti vincitori in termini di voti sono stati sovrarappresentati mediamente di 14,3 punti percentuali, mentre i partiti piazzatisi secondi sono stati sovrarappresentati con una media nettamente inferiore (+2,7 punti percentuali).

Nelle elezioni considerate (1958-2017) il partito che ha ottenuto più voti all’Assemblea Nazionale nella maggior parte delle elezioni è stato l’Unione per un Movimento Popolare[5]. Precisamente nelle elezioni che vanno dal 1962 al 1973, 1993, 2002 e 2007 (7 elezioni su 14). La stessa formazione politica è sempre giunta seconda nelle altre elezioni. Nel 1958 è stata sconfitta dal Partito Comunista a voti ma non a seggi, mentre nel 1981, 1988, 1997, 2012 dal Partito Socialista sia a voti sia a seggi e nelle recenti elezioni del 2017 da La Repubblica in Marcia !.

Il Partito Socialista[6] è risultato vincitore in 5 elezioni su 14 (1978, 1981, 1988, 1997 e 2012), mentre nelle recenti elezioni del 2017 ottiene il suo peggior piazzamento, risultando quinto.

Dal calcolo del livello di proporzionalità medio dei due principali partiti francesi, a partire dalle elezioni del 1958, l’Unione per un Movimento Popolare risulta essere sovrarappresentata di 12,03 punti percentuali (media 25,7% di voti e 37,73% di seggi) mentre il Partito Socialista risulta essere mediamente sovrarappresentato di 4,08 punti percentuali (media 21,63% di voti e 25,71% di seggi). Tra le formazioni politiche di rilievo considerate, vi è l’Unione per la Democrazia Francese[7] che risulta essere sovrarappresentata di 2,33 punti percentuali (media 12,13% di voti e 14,45% di seggi) e il Partito Comunista[8] che, al contrario subisce una sottorappresentazione di 6,52 punti percentuali (media 13,62% di voti e 7,10% di seggi). A partire dalle elezioni del 1997 è emersa tra i principali partiti una formazione politica di estrema destra, il Fronte Nazionale che, per il fatto che al ballottaggio si trova isolata anche dagli altri partiti di destra, subisce una sottorappresentazione di 7,23 punti percentuali (media 8,04% di voti e 0,82% di seggi).

I partiti giunti terzi in termini di voti ottenuti risultano sovrarappresentati in sole 2 elezioni su 14 (mediamente risultano sottorappresentati di 5,62 punti percentuali).

Per quanto riguarda il livello di concentrazione del sistema partitico francese, a partire dalle elezioni del 1958 ad oggi all’Assemblea Nazionale i primi due partiti hanno ottenuto un numero di voti di poco superiore al 50%. Nelle elezioni del 2007 si è avuta la massima concentrazione pari al 64,27% mentre la concentrazione minima è stata nel 1958 dove i primi due partiti hanno ottenuto 36,54% di voti. La concentrazione massima di seggi si è avuta nelle elezioni del 2007 dove i primi due partiti hanno ottenuto una percentuale di seggi pari all’86,49%. Soltanto nelle elezioni del 2002, 2007 e 2012 i primi due partiti a livello di voti ottengono un numero di seggi superiore all’80%.

Abbiamo calcolato il livello di disproproporzionalità applicando l’indice di Lijphart[9] e esaminando tutte le elezioni tenutesi col majority system double ballot, il massimo livello di disproporzionalità si è avuto in quelle del 1993 (+20,39 punti percentuali), mentre in quelle del 1978 si è avuto il livello minimo di disproporzionalità (+4,81 punti percentuali).

Il quadro complessivo dell’andamento del voto per l’Assemblea Nazionale francese, dal 1958 ad oggi, si può vedere nella tab. 13, mentre nella tab. 15 sono riportati i valori medi di disproporzionalità dei due maggiori partiti.

Tab. 1 – Rendimento Les Républicains

Anno

Voti in valori assoluti

% Voti

Seggi in valori assoluti

% Seggi

Sovra/sotto

Posizionamento

1958

3.603.958

17,59

189

34,62

17,03

1962

5.855.744

31,94

229

49,25

17,31

1967

7.218.112

32,27

201

41,27

9,00

1968

8.442.413

38,12

294

60,37

22,25

1973

6.035.532

25,41

178

37,63

12,22

1978

6.333.173

22,54

150

30,55

8,01

1981

5.258.328

20,87

85

17,31

-3,56

1988

4.687.047

19,19

126

21,91

2,72

1993

5.188.196

20,39

248

42,98

22,59

1997

3.977.964

15,70

140

24,26

8,56

2002

8.408.023

33,30

356

60,75

27,45

2007

10.289.737

39,54

313

54,25

14,71

2012

7.037.268

27,12

194

33,62

6,50

2017

3.573.427

15,77

112

19,41

3,64

Media

6.136.352

25,70

201

37,73

12,03

 

Tab. 2 – Effetti meccanici Les Républicains

Effetti meccanici

Data elezione

%

Massima sovrarappresentazione

2002

+27,45%

Massima sottorappresentazione

1981

-3,56%

 

 

Tab. 3 – Rendimento del Centre National des Indépendants et Paysans (CNIP)[10]

Anno

Voti in valori assoluti

% Voti

Seggi in valori assoluti

% Seggi

Sovra/sotto

Posizionamento

1958

2.815.176

13,74

132

24,18

10,44

1962

1.404.177

7,66

28

6,02

-1,64

1967

729.980

3,26

7

1,44

-1,82

1968

428.872

1,94

8

1,64

-0,30

1973

810.086

3,41

15

3,17

-0,24

1978

525.975

1,87

 

 

-1,87

1981

643.826

2,56

10

2,04

-0,52

1988

 

 

 

[11]

 

 

1993

122.194

0,48

 

 

-0,48

14°

1997

132.814

0,52

 

 

-0,52

14°

2002

14.403

0,06

 

 

-0,06

28°

2007

 

 

 

 

 

2012

 

 

 

 

 

 

Media

762.750

3,55

20

3,85

0,30

 

 

 

Tab. 4 – Effetti meccanici Centre National des Indépendants et Paysans (CNIP)

Effetti meccanici

Data elezione

%

Massima sovrarappresentazione

1958

+10,44%

Massima sottorappresentazione

1978

-1,87%

 

 

Tab. 5 – Rendimento del Union pour la Démocratie Française/Mouvement Démocrate

Anno

Voti in valori assoluti

% Voti

Seggi in valori assoluti

% Seggi

Sovra/sotto

Posizionamento

1978

5.562.828

19,80

124

25,25

5,45

1981

4.835.552

19,20

62

12,63

-6,57

1988

4.519.459

18,50

129

22,43

3,93

1993

4.855.274

19,08

215

37,26

18,18

1997

3.601.279

14,21

113

19,58

5,37

2002

1.226.462

4,86

28

4,78

-0,08

2007

1.981.107

7,61

3

0,52

-7,09

2012

458.098

1,77

2

0,35

-1,42

2017

932.227

4,12

42

7,28

3,16

Media

3.108.032

12,13

80

14,45

2,33

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 6 – Effetti meccanici Union pour la Démocratie Française/Mouvement Démocrate

Effetti meccanici

Data elezione

%

Massima sovrarappresentazione

1993

+18,18%

Massima sottorappresentazione

2007

-7,09%

 

 

 

Tab. 7 – Rendimento del Parti Socialiste

Anno

Voti in valori assoluti

% Voti

Seggi in valori assoluti

% Seggi

Sovra/sotto

Posizionamento

1958

3.167.354

15,46

40

7,33

-8,13

1962

2.298.729

12,54

65

13,98

1,44

1967

4.224.110

18,88

117

24,02

5,14

1968

3.662.443

16,54

57

11,70

-4,84

1973

4.537.348

19,10

89

18,82

-0,28

1978

6.403.265

22,79

104

21,18

-1,61

1981

9.077.435

36,03

269

54,79

18,76

1988

8.493.702

34,77

260

45,22

10,45

1993

4.476.716

17,60

55

9,53

-8,07

1997

5.961.612

23,53

250

43,33

19,80

2002

6.086.599

24,11

141

24,06

-0,05

2007

6.436.520

24,73

186

32,24

7,51

2012

7.618.326

29,35

280

48,53

19,18

2017

1.685.677

7,44

30

5,20

-2,24

Media

5.294.988

21,63

139

25,71

4,08

 

Tab. 8 – Effetti meccanici Partiti Socialiste

Effetti meccanici

Data elezione

%

Massima sovrarappresentazione

1997

+19,80%

Massima sottorappresentazione

1958

-8,13%

 

 

 

Tab. 9 – Rendimento del Parti Communiste Français

Anno

Voti in valori assoluti

% Voti

Seggi in valori assoluti

% Seggi

Sovra/sotto

Posizionamento

1958

3.882.204

18,95

10

1,83

-17,12

1962

4.003.553

21,84

41

8,82

-13,02

1967

5.039.032

22,53

73

14,99

-7,54

1968

4.434.832

20,02

34

6,98

-13,04

1973

5.085.356

21,41

73

15,43

-5,98

1978

5.791.525

20,61

86

17,52

-3,09

1981

4.065.962

16,14

44

8,96

-7,18

1988

2.765.761

11,32

27

4,70

-6,62

1993

2.336.254

9,18

24

4,16

-5,02

1997

2.519.281

9,94

36

6,24

-3,70

2002

1.216.178

4,82

22

3,75

-1,07

2007

1.115.663

4,29

15

2,60

-1,69

2012

1.793.192

6,91

10

1,73

-5,18

2017

615.487

2,72

10

1,73

-0,98

Media

3.190.306

13,62

36

7,10

-6,52

 

Tab. 10 – Effetti meccanici del Parti Communiste Français

Effetti meccanici

Data elezione

%

Massima sovrarappresentazione

Mai stato sovrarappresentato

Massima sottorappresentazione

1958

-17,12%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 11 – Rendimento del Front National[12]

Anno

Voti in valori assoluti

% Voti

Seggi in valori assoluti

% Seggi

Sovra/sotto

Posizionamento

1973

122.498

0,52

0

0,00

-0,52

11°

1978

82.743

0,29

0

0,00

-0,29

13°

1981

44.414

0,18

0

0,00

-0,18

1988

2.359.528

9,66

35

6,11

-3,55

1993

3.159.477

12,42

1

0,17

-12,25

1997

3.785.383

14,94

1

0,17

-14,77

2002

2.862.960

11,34

0

0,00

-11,34

2007

1.116.136

4,29

0

0,00

-4,29

2012

3.528.663

13,60

2

0,35

-13,25

2017

2.990.454

13,20

8

1,39

-11,81

Media

2.005.226

8,04

5

0,82

-7,23

 

Tab. 12 – Effetti meccanici del Front National

Effetti meccanici

Data elezione

%

Massima sovrarappresentazione

Mai stato sovrarappresentato

Massima sottorappresentazione

1997

-14,77%

 

 

 

Tab. 13 – Sovra/sottorappresentazione media dei primi 3 partiti nell’Assemblea Nazionale

1° partito

2° partito

Sovra/sotto 1°

Sovra/sotto 2°

3° partito

Sovra/sotto 3°

Anno

% voti

%seggi

% voti

%seggi

% voti

%seggi

1958

18,95

1,83

17,59

34,62

-17,12

17,03

15,46

7,33

-8,13

1962

31,94

49,25

21,84

8,82

17,31

-13,02

12,54

13,98

1,44

1967

32,27

41,27

22,53

14,99

9,00

-7,54

18,88

24,02

5,14

1968

38,12

60,37

20,02

6,98

22,25

-13,04

16,54

11,70

-4,84

1973

25,41

37,63

21,41

15,43

12,22

-5,98

19,10

18,82

-0,28

1978

22,79

21,18

22,54

30,55

-1,61

8,01

20,61

17,52

-3,09

1981

36,03

54,79

20,87

17,31

18,76

-3,56

19,20

12,63

-6,57

1988

34,77

45,22

19,19

21,91

10,45

2,72

18,50

22,43

3,93

1993

20,39

42,98

19,08

37,26

22,59

18,18

17,60

9,53

-8,07

1997

23,53

43,33

15,70

24,26

19,80

8,56

14,94

0,17

-14,77

2002

33,3

60,75

24,11

24,06

27,45

-0,05

11,34

0

-11,34

2007

39,54

54,25

24,73

32,24

14,71

7,51

7,61

0,52

-7,09

2012

29,35

48,53

27,12

33,62

19,18

6,50

13,6

0,35

-13,25

2017

28,21

53,38

15,77

19,41

25,17

3,64

13,2

1,39

-11,81

Media

29,61

43,91

20,89

22,96

14,30

2,07

15,65

10,03

-5,62

 

Tab. 14 – Effetti meccanici del sistema elettorale sui primi tre partiti

Effetti meccanici

Data elezione

%

Massima sovrarappresentazione 1° partito

2002

+27,45%

Massima sottorappresentazione 1° partito

1958

-17,12%

Massima sovrarappresentazione 2° partito

1993

+18,18%

Massima sottorappresentazione 2° partito

1968

-13,04%

Massima sovrarappresentazione 3° partito

1967

+5,14%

Massima sottorappresentazione 3° partito

1997

-14,77%

 

 

 

Tab. 15 – Francia. Gli effetti del maggioritario a doppio turno per l’Assemblea Nazionale dal 1958 al 2017

Elezioni

Formula elettorale

Grandezza media delle circoscrizioni

Indice di disproporzionalità di Lijphart

Sottorappresentazione dei partiti arrivati secondi

1958

Majority

1

17,12

NO (Union pour la Nouvelle République +17,03%)

1962

Majority

1

15,17

SI (Parti Communiste Français -13,02%)

1967

Majority

1

8,27

SI (Parti Communiste Français -7,54%)

1968

Majority

1

17,65

SI (Parti Communiste Français -13,04%)

1973

Majority

1

9,10

SI (Parti Communiste Français -5,98%)

1978

Majority

1

4,81

NO (Rassemblement pour la République +8,01%)

1981

Majority

1

11,16

SI (Rassemblement pour la République -3,56%)

1988

Majority

1

6,59

NO (Rassemblement pour la République +2,72%)

1993

Majority

1

20,39

NO (Union pour la Démocratie Française +18,18%)

1997

Majority

1

14,18

NO (Rassemblement pour la République +8,56%)

2002

Majority

1

13,75

SI (Parti Socialiste -0,05%)

2007

Majority

1

11,11

NO (Parti Socialiste +7,51%)

2012

Majority

1

12,84

NO (Union pour un Mouvement Populaire  +6,50%)

2017

Majority

1

14,41

NO (Les Républicains  +3,64%)

 

Tab. 16 – Francia. Livello di proporzionalità medio dei due partiti principali nelle elezioni dell’Assemblea Nazionale dal 1958 al 2017.

Unione per un Movimento Popolare +12,03%

Partito Socialista +4,08%

 

 

 


[1]Nel periodo della Quarta Repubblica (1946-1958), vi sono stati ben 24 governi la cui durata media è stata di 6 mesi.

[2]La Costituzione fu approvata a larga maggioranza dai cittadini francesi.

[3]Il maggioritario a doppio turno era già stato applicato nella III Repubblica (1876 al 1939 con alcune eccezioni nel 1885-1889 e 1919-1924).

[4]Fu voluto da Mitterrand per ammortizzare la prevedibile sconfitta del Partito Socialista e alleati.

[5]De Gaulle fondò nel 1947 il Rassemblement du Peuple Français (RPF) che aveva come primario obiettivo di rafforzare il potere esecutivo contrastando la partitocrazia della Quarta Repubblica. L’RPF era collocato al di là della divisione tra destra e sinistra e rimase in vita fino al 1955. L’Union pour la Nouvelle République (UNR) è un partito di orientamento conservatore fondato nel 1958 e dissolto nel 1968 che si rifà al gollismo. Nel 1962 si allea con l’Unione Democratica del Lavoro (UNR-UDT). Nel 1967 diventa Union des démocrates pour la cinquième République (UD-Ve). Nel giugno del 1968 Unione per la Difesa della Repubblica in reazione agli avvenimenti di maggio. Dal 1968 al 1977 l’UNR diventa Union des Démocrates pour la République (UDR). Dal 1978 al 2002 Rassemblement pour la République (RPR), in seguito Union pour un Mouvement Populaire (UMP) e nel 2015 Les Républicains (LR).

[6]Il Partito Socialista è un partito fondato nel 1905 con il nome di Section Française de l'Internationale Ouvrière (SFIO). Nelle elezioni del 1967 e 1968 si presenta come Fédération de la Gauche Démocrate et Socialiste (che comprende partiti della sinistra non comunista). Nel 1969 diventa Partito Socialista.

[7]L’Union pour la Démocratie Française (UDF) era un partito di centrodestra non gollista fondato nel 1978 a sostegno di Valéry Giscard d'Estaing, alleato del Rassemblement pour la République (RPR) e dissolto nel 2007. Successore Mouvement Démocrate (MoDem) fondato da François Bayrou che si presenta da solo nelle elezioni del 2007. Nelle elezioni del 2012 assume la denominazione di Centre pour la France che include altre formazioni minori.

[8]Il Parti Communiste Français (PCF) è nato nel 1920 da una scissione con la Section Française de l'Internationale Ouvrière (SFIO) e alleato del Partito Socialista a partire dagli anni 70. Nel 2008 nasce il Front de Gauche di cui il maggiore esponente è il Partito Comunista.

[9]L’indice di disproporzionalità di Lijphart si calcola sommando in valore assoluto la differenza tra %seggi e %voti dei primi due partiti e dividendo il risultato per 2.

[10]Il CNIP è un partito di orientamento liberal-conservatore fondato nel 1949 da René Coty (ex Presidente della Repubblica dal 1954 al 1959) dalla fusione con i seguenti partiti: Centre National de Independents, Parti Paysant d'Union Sociale a cui si aggiunge successivamente il Parti Républicain de la Liberté. Nelle elezioni del 1967, 1968 e 1973 presenta candidati anche nelle file dell'Union des Démocrates pour la Cinquième République (UDR). Nelle elezioni del 1978, 1981, 1986 e 1988 presenta candidati nelle file del Rassemblement pour la République (RPR). Nelle elezioni del 2007 e 2012 presenta candidati nelle file dell'Union pour un Mouvement Populaire (UMP).

[11]Conquista 2 seggi in apparentamento con UDF e RPR.

[12]Il FN è un partito fondato nel 1973, di orientamento nazionalista (in origine estrema destra). In questi ultimi anni, data la sfumatura della distinzione tra destra e sinistra, ha assunto posizioni di stampo populiste/sovraniste contro l’establishment politico-burocratico dell’UE.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 25 Gennaio 2018 18:23)