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Sistema elettorale francese

Dati geopolitici (www.globalgeografia.com)

Forma di governo Repubblica a sistema politico misto (definita anche semipresidenziale)                                                                               
Superficie 551.695 Km²
Popolazione 63.698.000 ab. (2013)
64.513.000 ab. (stime 2016)
Densità 117 ab/Km²

Dipartimenti d'Oltremare Guadalupa (1.628 Km², 410.000 ab.)
Guyana Francese (83.534 Km², 268.000 ab.)
Martinica (1.128 Km², 393.000 ab.)
Mayotte (376 Km², 233.000 ab.)
Riunione (2.512 Km², 830.000 ab.)
Collettività d'Oltremare Polinesia Francese (4.167 Km², 274.000 ab.)
Saint Barthélemy (24 Km², 9.300 ab.)
Saint Martin (54 Km², 35.600 ab.)
Saint Pierre e Miquelon (242 Km², 6.300 ab.)
Wallis e Futuna (142 Km², 11.800 ab.)
Collettività sui generis Nuova Caledonia (18.576 Km², 277.000 ab.)
Altri territori disabitati Clipperton (1,7 Km²)
Terre australi ed antartiche (Isole Saint-Paul ed Amsterdam, Isole Crozet, Isole Kerguelen, Isole Sparse nell'Oceano Indiano e Terra Adelia - in Antartide) (7.677 Km², 439.677 Km² includendo la Terra Adelia)

Capitale Parigi (2.230.000 ab., 10.870.000 aggl. urbano)
Moneta Euro
Indice di sviluppo umano 0,888 (22° posto)
Lingua Francese (ufficiale), Alsaziano, Bretone, Catalano, Corso, Gallo, Occitano (regionali)
Speranza di vita M 79 anni, F 85 anni

 

La Francia è una Repubblica a sistema politico misto (semipresidenziale) con un Presidente della Repubblica eletto direttamente per 5 anni con il majority system double ballot. Vince al primo turno il candidato che ottiene il 50%+1 dei voti validi. Nel caso non venga raggiunta la suddetta maggioranza si svolge un secondo turno di votazione tra i primi due candidati votati. Non è consentito svolgere le funzioni di Presidente per più di due mandati consecutivi.

Dal 1958 al 2002 la durata del mandato era di 7 anni rinnovabili senza limitazioni[1]. L’elettorato passivo è fissato a 23 anni.

Il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro condividono il potere esecutivo con netta prevalenza del Presidente nel caso in cui abbia una maggioranza in Parlamento. La riforma dell’elezione presidenziale ha lo scopo di evitare casi di coabitazione[2] facendone coincidere il mandato con quello dell’Assemblea Nazionale.

In Francia, per l’elezione dell’Assemblea Nazionale (Camera bassa), viene applicato un sistema elettorale maggioritario (majority system double ballot) a doppio turno fin dal 1958[3] (tranne le elezioni del 1986 svoltesi con il sistema proporzionale[4]) in collegi uninominali. Hanno diritto di voto e di candidarsi i cittadini che abbiano compiuto 18 anni. Dei 577 seggi, 556 sono assegnati alla Francia Metropolitana, 10 ai Dipartimenti d’Oltremare e 11 ai cittadini francesi residenti all’estero.

Un candidato viene eletto al primo turno se ottiene: a) la maggioranza assoluta dei voti espressi, b) un numero di voti uguale ad almeno 1/4 degli elettori iscritti (cioè il 25%); al secondo turno è sufficiente la maggioranza relativa. Inoltre è presente uno sbarramento del 12,5% degli aventi diritto per l'accesso al secondo turno. Ciò comporta che tale soglia è tanto maggiore quanto maggiore è il tasso di assenteismo[5]. Se in un collegio elettorale solo un candidato raggiunge il 12,5% dei voti è consentita la partecipazione al secondo turno anche al candidato arrivato secondo; se però quest'ultimo si ritira in favore del primo, non è consentita l'ammissione di un terzo candidato. Se invece nessun candidato ottiene il quorum prestabilito, sono ammessi al secondo turno solo i primi due candidati. Non sono ammesse candidature plurime.

Al fine di garantire la parità di genere (uomini e donne) nelle candidature, è stabilito che se un partito candida in misura superiore del 2% un genere rispetto ad un altro perde una parte di finanziamento pubblico.

Attualmente il sistema partitico è formato dalle seguenti principali formazioni politiche: Les Républicains (di orientamento liberal conservatore), Parti Socialiste (di orientamento socialdemocratico), Front National (di orientamento populista di destra, fortemente euroscettico).

Tab. 1 – Il sistema elettorale francese dal 1945 ad oggi.

Anni e numero di elezioni

Formula elettorale

Grandezza media della circoscrizione

Numero delle circoscrizioni

N° complessivo di seggi

Struttura della votazione

1945-50 (3)

D’Hondt

5,33

102

544


1951-56 (2)

Majority/D’Hondt[1]

4,94

95

544

Vi è un unico voto per gli elettori che votano in aree distinte. Dal punto di vista dell’elettore il sistema è maggioritario/proporzionale o proporzionale (circ. Parigi)

Hare (Parigi)

9,38

8

1958-62 (2)

Majority (two round system)[2]

1


546+465


1967-81 (5)

Majority (two round system)[3]

1


487-487-490-491-491


1986 (1)

D’Hondt

6,01

96

577

Lista bloccata

1988-2012 (6)

Majority (two round system)[4]

1

577

577


 

 


[1] In ogni circoscrizione, la lista (o l’apparentamento di liste) che ottiene la maggioranza assoluta di voti si aggiudica la totalità dei seggi. Se nessuna lista (o apparentamento di liste) raggiunge la maggioranza assoluta di voti, i seggi vengono assegnati proporzionalmente tra le varie liste col metodo D’Hondt. Cfr. A. Chiaramonte, Tra maggioritario e proporzionale, Bologna, Il Mulino.

[2] Un candidato viene eletto al primo turno se ottiene: a) la maggioranza assoluta dei voti espressi, b) un numero di voti uguale ad almeno 1/4 degli elettori iscritti (cioè il 25%); al secondo turno è sufficiente la maggioranza relativa. Inoltre è presente uno sbarramento del 5% degli aventi diritto per l'accesso al secondo turno. Se in un collegio elettorale solo un candidato raggiunge il 5% dei voti è consentita la partecipazione al secondo turno anche al candidato arrivato secondo; se però quest'ultimo si ritira in favore del primo, non è consentita l'ammissione di un terzo candidato. Se invece nessun candidato ottiene il quorum prestabilito, sono ammessi al secondo turno solo i primi due candidati.

[3] Un candidato viene eletto al primo turno se ottiene: a) la maggioranza assoluta dei voti espressi, b) un numero di voti uguale ad almeno 1/4 degli elettori iscritti (cioè il 25%); al secondo turno è sufficiente la maggioranza relativa. Inoltre è presente uno sbarramento del 10% degli aventi diritto per l'accesso al secondo turno. Se in un collegio elettorale solo un candidato raggiunge il 10% dei voti è consentita la partecipazione al secondo turno anche al candidato arrivato secondo; se però quest'ultimo si ritira in favore del primo, non è consentita l'ammissione di un terzo candidato. Se invece nessun candidato ottiene il quorum prestabilito, sono ammessi al secondo turno solo i primi due candidati.

[4] Un candidato viene eletto al primo turno se ottiene: a) la maggioranza assoluta dei voti espressi, b) un numero di voti uguale ad almeno 1/4 degli elettori iscritti (cioè il 25%); al secondo turno è sufficiente la maggioranza relativa. Inoltre è presente uno sbarramento del 12,5% degli aventi diritto per l'accesso al secondo turno. Se in un collegio elettorale solo un candidato raggiunge il 12,5% dei voti è consentita la partecipazione al secondo turno anche al candidato arrivato secondo; se però quest'ultimo si ritira in favore del primo, non è consentita l'ammissione di un terzo candidato. Se invece nessun candidato ottiene il quorum prestabilito, sono ammessi al secondo turno solo i primi due candidati.

 

 


[1]Da notare che nelle prime elezioni presidenziali della Quinta Repubblica, il Presidente è stato eletto da un collegio elettorale di circa 80.000 grandi elettori composto da parlamentari, consiglieri generali e rappresentanti dei consigli municipali. Sarà l'unica elezione indiretta in quanto con il referendum del 1962 verrà introdotta l'elezione a suffragio universale del Presidente della Repubblica.

[2]La coabitazione di Presidente della Repubblica e maggioranza parlamentare di diverso orientamento politico, si è avuta finora nella storia della V Repubblica tre volte di cui due nei periodi della Presidenza Mitterrand del Partito Socialista: nel periodo 1986-88 (con Primo Ministro Chirac del Raggruppamento per la Repubblica) e nel periodo 1993-95 (con Primo Ministro Balladur del Raggruppamento per la Repubblica). Una con la Presidenza Chirac nel periodo 1997-2002 (Primo Ministro Jospin del Partito Socialista).

[3]Il maggioritario a doppio turno era già stato applicato nella III Repubblica (1876 al 1939 con alcune eccezioni nel 1885-1889 e 1919-1924).

[4]Fu voluto da Mitterrand per ammortizzare la prevedibile sconfitta del Partito Socialista e alleati.

[5] Ad esempio se il totale dei voti validi in un collegio corrisponde al 60% degli aventi diritto, la soglia minima da raggiungere sarà del 20,9%.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 28 Aprile 2017 17:28)

 

Differenze tra Camera e Senato

In virtù della sentenza della Corte Costituzionale, quali sono le differenze tra Camera e Senato:
1) Alla Camera è previsto un premio di maggioranza (eventuale). Al Senato non esiste alcun premio.
2) Alla Camera è prevista una soglia di sbarramento del 3% a livello nazionale. Al Senato, a livello regionale, la soglia è del 3% per i partiti appartenenti ad una coalizione che raggiunga il 20% dei voti validi, mentre per quelli non coalizzati la soglia è dell’8%.
3) Alla Camera non sono ammesse coalizioni, al Senato si.
4) Alla Camera sono ammesse due preferenze e rimane il capolista “bloccato” che si può candidare fino a 10 circoscrizioni. Se viene eletto in più circoscrizioni, verrà tirato a sorte quella in cui il candidato viene dichiarato eletto. Al Senato è ammessa una preferenza.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 13 Novembre 2017 10:22)

 

Sistema elettorale "Italichellum"

Sistema elettorale "Italichellum”

Con la sentenza della Corte Costituzionale l’Italicum diventa “Italichellum”[1], ossia un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza eventuale e soglia di sbarramento. Si applica solo alla Camera dei Deputati.

Le sue principali caratteristiche sono le seguenti:

DIMENSIONI DELLE CIRCOSCRIZIONI, LISTE E STRUTTURA DELLA VOTAZIONE:

Le 20 circoscrizioni elettorali (corrispondenti alle Regioni) in cui è suddivisa l’Italia sono, a loro volta, suddivise in 100 collegi (a ciascun collegio è assegnato un numero di seggi compreso tra 3 e 9). Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige voteranno in collegi uninominali. Il Molise avrà un solo collegio plurinominale.

La presentazione delle liste di candidati per l'attribuzione dei seggi nei collegi plurinominali deve essere sottoscritta da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nei medesimi collegi (per le liste presenti in Parlamento costituitesi in gruppo parlamentare all’inizio della legislatura in corso non è previsto l’obbligo di reperire le firme).

I capilista “bloccati” sono stati dichiarati incostituzionali dalla Corte.

Nella scheda elettorale a sinistra del simbolo di ciascuna lista troveremo due spazi dove scrivere le due eventuali preferenze.

Ogni elettore potrà esprimere fino a due preferenze, purché per entrambi i sessi. Se esprime due preferenze dello stesso sesso, verrà annullata la seconda preferenza.

PREMIO DI MAGGIORANZA E ASSEGNAZIONE DEI SEGGI

Il premio di maggioranza di 340 deputati su 618 (pari al 55%) viene assegnato alla sola lista che raggiunga il 40% dei voti validi. Sono esclusi dal computo i deputati eletti nella circoscrizione estero (che mantengono la propria disciplina elettorale). I seggi di Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige sono assegnati in collegi uninominali, tuttavia in esse sono computati i voti ottenuti dalle liste per l’assegnazione del premio di maggioranza (nella legge Calderoli era computato solo il Trentino Alto Adige). Una volta stabilito a livello nazionale il numero dei seggi spettanti alle liste, si procede alla loro distribuzione prima a livello circoscrizionale e poi ai vari collegi plurinominali col metodo del quoziente naturale e dei resti più alti. Prima si calcola il quoziente di maggioranza per la lista vincente (totale voti lista vincente a livello nazionale diviso il numero di seggi ad essa spettanti) allo scopo di assegnare i seggi ad essa spettanti nelle varie circoscrizioni sulla base dei voti ottenuti dalla lista nelle stesse.

Per le altre liste si applica il quoziente di minoranza ossia, totale dei voti ottenuti dalle liste che superano il 3% a livello nazionale (sono compresi nel computo Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige) diviso per il numero dei deputati rimanenti (cioè 618-340=278 in quanto i deputati eletti nella circoscrizione estero non sono computati). Poi si assegnano i seggi alle liste prima su base circoscrizionale poi a livello di collegio, sempre con il metodo del quoziente, questa volta circoscrizionale, di maggioranza e di minoranza. I seggi rimanenti vengono assegnati col metodo dei resti più alti. In caso di parità si assegna il seggio alla lista con la maggiore cifra elettorale nazionale.

Nel caso in cui nessuna lista raggiunga la soglia, i seggi vengono assegnati con il metodo proporzionale.

La soglia di accesso in Parlamento è stata ridotta al 3% a livello nazionale.

È previsto  il voto per corrispondenza per gli italiani residenti in Italia ma che si trovano provvisoriamente all’estero per motivi di studio, di lavoro o di salute. Il periodo minimo di permanenza all’estero per poter votare sarà di tre mesi. I loro voti verranno conteggiati nella Circoscrizione Estero.

Per il Senato si applicherebbe il cd. “Consultellum” cioè con un sistema elettorale proporzionale con preferenze e sbarramento (20% coalizioni, 8% liste non coalizzate, 4% liste in coalizione, su base regionale) disegnato dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale.

 

 


[1] Italichellum, termine "macedonia" da me coniato, che deriva dalla fusione di Italicum e Consultellum.  http://www.archivioelettorale.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=13771:italichellum&catid=320:i&Itemid=80

Ultimo aggiornamento (Lunedì 13 Novembre 2017 10:13)

 

Sentenza e motivazioni Corte Costituzionale su Italicum

Con la sentenza n. 35 del 25 gennaio 2017, la Corte Costituzionale si è pronunciata sull'Italicum dichiarandone una parziale illegittimità nella parte che prevede la facoltà di scelta dei collegi da parte dei capolista "bloccati" candidati in più collegi e del ballottaggio, mentre ha confermato il premio di maggioranza per la lista che supera il 40% dei voti validi. Altro fondamentale a aspetto è che la legge sarà immediatamente esecutiva. Il Parlamento, molto probabilmente, interverrà per rendere omogeneo il sistema elettorale di Camera e Senato.

MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

La soglia del 40% dei voti validi per l''ottenimento del premio di maggioranza per la Corte "non appare in sé manifestamente irragionevole, poiché volta a bilanciare i principi costituzionali della necessaria rappresentatività della Camera dei deputati e dell’eguaglianza del voto, da un lato, con gli obbiettivi, pure di rilievo costituzionale, della stabilità del governo del Paese e della rapidità del processo decisionale, dall’altro...L’esito dello scrutinio fin qui condotto non è inficiato dalla circostanza, messa criticamente in luce dal giudice a quo, per cui la soglia del 40 per cento è calcolata sui voti validi espressi, anziché sul complesso degli aventi diritto al voto. Pur non potendosi in astratto escludere che, in periodi di forte astensione dal voto, l’attribuzione del premio avvenga a favore di una lista che dispone di un’esigua rappresentatività reale, condizionare il premio al raggiungimento di una soglia calcolata sui voti validi espressi ovvero sugli aventi diritto costituisce oggetto di una delicata scelta politica, demandata alla discrezionalità del legislatore e non certo soluzione costituzionalmente obbligata (sentenza n. 173 del 2005)".

In merito al turno di ballottaggio dichiarato incostituzionale, la Corte afferma: "È vero – come osserva l’Avvocatura generale dello Stato – che la soglia minima si innalza, al secondo turno, al 50 per cento più uno dei voti, ma non potrebbe che essere così, dal momento che le liste ammesse al ballottaggio sono solo due. La legge n. 52 del 2015, prevedendo una competizione risolutiva tra due sole liste, prefigura stringenti condizioni che rendono inevitabile la conquista della maggioranza assoluta dei voti validamente espressi da parte della lista vincente; e poiché, per le caratteristiche già ricordate, il ballottaggio non è che una prosecuzione del primo turno di votazione, il premio conseguentemente attribuito resta un premio di maggioranza, e non diventa un premio di governabilità. Ne consegue che le disposizioni che disciplinano l’attribuzione di tale premio al ballottaggio incontrano a loro volta il limite costituito dall’esigenza costituzionale di non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell’assemblea elettiva e l’eguaglianza del voto.

Il rispetto di tali principi costituzionali non è tuttavia garantito dalle disposizioni censurate: una lista può accedere al turno di ballottaggio anche avendo conseguito, al primo turno, un consenso esiguo, e ciononostante ottenere il premio, vedendo più che raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno. Le disposizioni censurate riproducono così, seppure al turno di ballottaggio, un effetto distorsivo analogo a quello che questa Corte aveva individuato, nella sentenza n. 1 del 2014, in relazione alla legislazione elettorale previgente".

La Corte ritiene ammissibile la presenza di capilista bloccati in liste brevi. A tal proposito afferma: "...mentre lede la libertà del voto un sistema elettorale con liste bloccate e lunghe di candidati, nel quale è in radice esclusa, per la totalità degli eletti, qualunque indicazione di consenso degli elettori, appartiene al legislatore discrezionalità nella scelta della più opportuna disciplina per la composizione delle liste e per l’indicazione delle modalità attraverso le quali prevedere che gli elettori esprimano il proprio sostegno ai candidati. Alla luce di tali premesse, le disposizioni censurate non determinano una lesione della libertà del voto dell’elettore, presidiata dall’art. 48, secondo comma, Cost. Il sistema elettorale previsto dalla legge n. 52 del 2015 si discosta da quello previgente per tre aspetti essenziali: le liste sono presentate in cento collegi plurinominali di dimensioni ridotte, e sono dunque formate da un numero assai inferiore di candidati; l’unico candidato bloccato è il capolista, il cui nome compare sulla scheda elettorale (ciò che valorizza la sua preventiva conoscibilità da parte degli elettori); l’elettore può, infine, esprimere sino a due preferenze, per candidati di sesso diverso tra quelli che non sono capilista".

La Corte non ritiene ammissibile che i capolista bloccati possano scegliere il collegio in cui essere eletti in caso di candidature plurime. La Corte afferma: "Da questo punto di vista, non errano i giudici a quibus laddove lamentano che l’opzione arbitraria affida irragionevolmente alla decisione del capolista il destino del voto di preferenza espresso dall’elettore nel collegio prescelto, determinando una distorsione del suo esito in uscita, in violazione non solo del principio dell’uguaglianza ma anche della personalità del voto, tutelati dagli artt. 3 e 48, secondo comma, Cost. Né la garanzia di alcun altro interesse di rango costituzionale potrebbe bilanciare tale lesione, poiché la libera scelta dell’ambito territoriale in cui essere eletto – al fine di instaurare uno specifico legame, in termini di responsabilità politica, con il corpo degli elettori appartenenti ad un determinato collegio – potrebbe semmai essere invocata da un capolista che in quel collegio abbia guadagnato l’elezione con le preferenze, ma non certo, ed in ipotesi a danno di candidati che le preferenze hanno ottenuto, da un capolista bloccato.

La Corte evidenzia che l’esito del referendum del 4 dicembre ha confermato la “parità di posizione e funzioni delle due Camere”. Per questo la Corte ricorda che la Costituzione, è vero, che “non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici“, ma “esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee“.

Le 99 pagine di motivazioni sono state scritte dal giudice relatore Nicolò Zanon e firmate dal presidente della Corte Paolo Grossi.

 

 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 10 Febbraio 2017 11:38)

 

Liste partecipanti alle politiche 2018

Ecco le liste ufficialmente presentate e pubblicate sul sito del Ministero dell'Interno:
Movimento 5 Stelle
Lega Nord
Casapound Italia
10 Volte Meglio
Siamo
Democrazia Cristiana
Confederazione Grande Nord
Potere al Popolo!
Italia Europa Insieme
Free Flights To Italy
Il Popolo della Famiglia
Per una Sinistra Rivoluzionaria
Destre Unite - Aemn
Ppa Movimento Politico Pensiero Azione
Movimento delle Libertà
Partito Valore Umano
"Sms" ( Stato Moderno Solidale)
Movimento Politico Italia nel Cuore
Sudtiroler Volkspartei (Svp)
Italia agli Italiani
Movimento Politico Patto per l'Autonomia
Partito Comunista
Liberi e Uguali
Forza Italia
Lega Nord-Forza Italia-Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni
Unione Sudamericana Emigrati Italiani Usei
Mir Italia
Lista del Popolo per la Costituzione
Noi con l'Italia - Udc
Associazione "+Europa"
Fronte Friulano - Front Furlan
Autodeterminatzione
Civica Popolare Lorenzin
Partito Repubblicano Italiano-Ala
Blocco Nazionale per le Libertà
Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni
Partito Democratico.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 05 Febbraio 2018 21:25)