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Differenze tra Camera e Senato

In virtù della sentenza della Corte Costituzionale, quali sono le differenze tra Camera e Senato:
1) Alla Camera è previsto un premio di maggioranza (eventuale). Al Senato non esiste alcun premio.
2) Alla Camera è prevista una soglia di sbarramento del 3% a livello nazionale. Al Senato, a livello regionale, la soglia è del 3% per i partiti appartenenti ad una coalizione che raggiunga il 20% dei voti validi, mentre per quelli non coalizzati la soglia è dell’8%.
3) Alla Camera non sono ammesse coalizioni, al Senato si.
4) Alla Camera sono ammesse due preferenze e rimane il capolista “bloccato” che si può candidare fino a 10 circoscrizioni. Se viene eletto in più circoscrizioni, verrà tirato a sorte quella in cui il candidato viene dichiarato eletto. Al Senato è ammessa una preferenza.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 27 Gennaio 2017 08:47)

 

Sistema elettorale "Italichellum"

Sistema elettorale "Italichellum”

Con la sentenza della Corte Costituzionale l’Italicum diventa “Italichellum”[1], ossia un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza eventuale e soglia di sbarramento. Si applica solo alla Camera dei Deputati.

Le sue principali caratteristiche sono le seguenti:

DIMENSIONI DELLE CIRCOSCRIZIONI, LISTE E STRUTTURA DELLA VOTAZIONE:

Le 20 circoscrizioni elettorali (corrispondenti alle Regioni) in cui è suddivisa l’Italia sono, a loro volta, suddivise in 100 collegi (a ciascun collegio è assegnato un numero di seggi compreso tra 3 e 9). Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige voteranno in collegi uninominali. Il Molise avrà un solo collegio plurinominale.

La presentazione delle liste di candidati per l'attribuzione dei seggi nei collegi plurinominali deve essere sottoscritta da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nei medesimi collegi (per le liste presenti in Parlamento costituitesi in gruppo parlamentare all’inizio della legislatura in corso non è previsto l’obbligo di reperire le firme).

I capilista “bloccati” sono stati dichiarati incostituzionali dalla Corte.

Nella scheda elettorale a sinistra del simbolo di ciascuna lista troveremo due spazi dove scrivere le due eventuali preferenze.

Ogni elettore potrà esprimere fino a due preferenze, purché per entrambi i sessi. Se esprime due preferenze dello stesso sesso, verrà annullata la seconda preferenza.

PREMIO DI MAGGIORANZA E ASSEGNAZIONE DEI SEGGI

Il premio di maggioranza di 340 deputati su 618 (pari al 55%) viene assegnato alla sola lista che raggiunga il 40% dei voti validi. Sono esclusi dal computo i deputati eletti nella circoscrizione estero (che mantengono la propria disciplina elettorale). I seggi di Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige sono assegnati in collegi uninominali, tuttavia in esse sono computati i voti ottenuti dalle liste per l’assegnazione del premio di maggioranza (nella legge Calderoli era computato solo il Trentino Alto Adige). Una volta stabilito a livello nazionale il numero dei seggi spettanti alle liste, si procede alla loro distribuzione prima a livello circoscrizionale e poi ai vari collegi plurinominali col metodo del quoziente naturale e dei resti più alti. Prima si calcola il quoziente di maggioranza per la lista vincente (totale voti lista vincente a livello nazionale diviso il numero di seggi ad essa spettanti) allo scopo di assegnare i seggi ad essa spettanti nelle varie circoscrizioni sulla base dei voti ottenuti dalla lista nelle stesse.

Per le altre liste si applica il quoziente di minoranza ossia, totale dei voti ottenuti dalle liste che superano il 3% a livello nazionale (sono compresi nel computo Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige) diviso per il numero dei deputati rimanenti (cioè 618-340=278 in quanto i deputati eletti nella circoscrizione estero non sono computati). Poi si assegnano i seggi alle liste prima su base circoscrizionale poi a livello di collegio, sempre con il metodo del quoziente, questa volta circoscrizionale, di maggioranza e di minoranza. I seggi rimanenti vengono assegnati col metodo dei resti più alti. In caso di parità si assegna il seggio alla lista con la maggiore cifra elettorale nazionale.

Nel caso in cui nessuna lista raggiunga la soglia, i seggi vengono assegnati con il metodo proporzionale.

La soglia di accesso in Parlamento è stata ridotta al 3% a livello nazionale.

È previsto  il voto per corrispondenza per gli italiani residenti in Italia ma che si trovano provvisoriamente all’estero per motivi di studio, di lavoro o di salute. Il periodo minimo di permanenza all’estero per poter votare sarà di tre mesi. I loro voti verranno conteggiati nella Circoscrizione Estero.

Per il Senato si applicherebbe il cd. “Consultellum” cioè con un sistema elettorale proporzionale con preferenze e sbarramento (20% coalizioni, 8% liste non coalizzate, 4% liste in coalizione, su base regionale) disegnato dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale.

 

 


[1] Italichellum, termine "macedonia" da me coniato, che deriva dalla fusione di Italicum e Consultellum.  http://www.archivioelettorale.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=13771:italichellum&catid=320:i&Itemid=80

Ultimo aggiornamento (Giovedì 26 Gennaio 2017 17:31)

 

Sentenza e motivazioni Corte Costituzionale su Italicum

Con la sentenza n. 35 del 25 gennaio 2017, la Corte Costituzionale si è pronunciata sull'Italicum dichiarandone una parziale illegittimità nella parte che prevede la facoltà di scelta dei collegi da parte dei capolista "bloccati" candidati in più collegi e del ballottaggio, mentre ha confermato il premio di maggioranza per la lista che supera il 40% dei voti validi. Altro fondamentale a aspetto è che la legge sarà immediatamente esecutiva. Il Parlamento, molto probabilmente, interverrà per rendere omogeneo il sistema elettorale di Camera e Senato.

MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

La soglia del 40% dei voti validi per l''ottenimento del premio di maggioranza per la Corte "non appare in sé manifestamente irragionevole, poiché volta a bilanciare i principi costituzionali della necessaria rappresentatività della Camera dei deputati e dell’eguaglianza del voto, da un lato, con gli obbiettivi, pure di rilievo costituzionale, della stabilità del governo del Paese e della rapidità del processo decisionale, dall’altro...L’esito dello scrutinio fin qui condotto non è inficiato dalla circostanza, messa criticamente in luce dal giudice a quo, per cui la soglia del 40 per cento è calcolata sui voti validi espressi, anziché sul complesso degli aventi diritto al voto. Pur non potendosi in astratto escludere che, in periodi di forte astensione dal voto, l’attribuzione del premio avvenga a favore di una lista che dispone di un’esigua rappresentatività reale, condizionare il premio al raggiungimento di una soglia calcolata sui voti validi espressi ovvero sugli aventi diritto costituisce oggetto di una delicata scelta politica, demandata alla discrezionalità del legislatore e non certo soluzione costituzionalmente obbligata (sentenza n. 173 del 2005)".

In merito al turno di ballottaggio dichiarato incostituzionale, la Corte afferma: "È vero – come osserva l’Avvocatura generale dello Stato – che la soglia minima si innalza, al secondo turno, al 50 per cento più uno dei voti, ma non potrebbe che essere così, dal momento che le liste ammesse al ballottaggio sono solo due. La legge n. 52 del 2015, prevedendo una competizione risolutiva tra due sole liste, prefigura stringenti condizioni che rendono inevitabile la conquista della maggioranza assoluta dei voti validamente espressi da parte della lista vincente; e poiché, per le caratteristiche già ricordate, il ballottaggio non è che una prosecuzione del primo turno di votazione, il premio conseguentemente attribuito resta un premio di maggioranza, e non diventa un premio di governabilità. Ne consegue che le disposizioni che disciplinano l’attribuzione di tale premio al ballottaggio incontrano a loro volta il limite costituito dall’esigenza costituzionale di non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell’assemblea elettiva e l’eguaglianza del voto.

Il rispetto di tali principi costituzionali non è tuttavia garantito dalle disposizioni censurate: una lista può accedere al turno di ballottaggio anche avendo conseguito, al primo turno, un consenso esiguo, e ciononostante ottenere il premio, vedendo più che raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno. Le disposizioni censurate riproducono così, seppure al turno di ballottaggio, un effetto distorsivo analogo a quello che questa Corte aveva individuato, nella sentenza n. 1 del 2014, in relazione alla legislazione elettorale previgente".

La Corte ritiene ammissibile la presenza di capilista bloccati in liste brevi. A tal proposito afferma: "...mentre lede la libertà del voto un sistema elettorale con liste bloccate e lunghe di candidati, nel quale è in radice esclusa, per la totalità degli eletti, qualunque indicazione di consenso degli elettori, appartiene al legislatore discrezionalità nella scelta della più opportuna disciplina per la composizione delle liste e per l’indicazione delle modalità attraverso le quali prevedere che gli elettori esprimano il proprio sostegno ai candidati. Alla luce di tali premesse, le disposizioni censurate non determinano una lesione della libertà del voto dell’elettore, presidiata dall’art. 48, secondo comma, Cost. Il sistema elettorale previsto dalla legge n. 52 del 2015 si discosta da quello previgente per tre aspetti essenziali: le liste sono presentate in cento collegi plurinominali di dimensioni ridotte, e sono dunque formate da un numero assai inferiore di candidati; l’unico candidato bloccato è il capolista, il cui nome compare sulla scheda elettorale (ciò che valorizza la sua preventiva conoscibilità da parte degli elettori); l’elettore può, infine, esprimere sino a due preferenze, per candidati di sesso diverso tra quelli che non sono capilista".

La Corte non ritiene ammissibile che i capolista bloccati possano scegliere il collegio in cui essere eletti in caso di candidature plurime. La Corte afferma: "Da questo punto di vista, non errano i giudici a quibus laddove lamentano che l’opzione arbitraria affida irragionevolmente alla decisione del capolista il destino del voto di preferenza espresso dall’elettore nel collegio prescelto, determinando una distorsione del suo esito in uscita, in violazione non solo del principio dell’uguaglianza ma anche della personalità del voto, tutelati dagli artt. 3 e 48, secondo comma, Cost. Né la garanzia di alcun altro interesse di rango costituzionale potrebbe bilanciare tale lesione, poiché la libera scelta dell’ambito territoriale in cui essere eletto – al fine di instaurare uno specifico legame, in termini di responsabilità politica, con il corpo degli elettori appartenenti ad un determinato collegio – potrebbe semmai essere invocata da un capolista che in quel collegio abbia guadagnato l’elezione con le preferenze, ma non certo, ed in ipotesi a danno di candidati che le preferenze hanno ottenuto, da un capolista bloccato.

La Corte evidenzia che l’esito del referendum del 4 dicembre ha confermato la “parità di posizione e funzioni delle due Camere”. Per questo la Corte ricorda che la Costituzione, è vero, che “non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici“, ma “esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee“.

Le 99 pagine di motivazioni sono state scritte dal giudice relatore Nicolò Zanon e firmate dal presidente della Corte Paolo Grossi.

 

 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 10 Febbraio 2017 11:38)

 

Dati aggiornati elezioni italiane

NUMERO DI ELEZIONI ARCHIVIATE (ITALIA)

ELEZIONI EUROPEE

ELEZIONI POLITICHE

ELEZIONI REGIONALI

ELEZIONI PROVINCIALI

ELEZIONI COMUNALI

(Comuni capoluogo di Provincia)

ELEZIONI COMUNALI

(Comuni non capoluogo)

TOTALE ELEZIONI COMUNALI

8

35

198

410

675

4.217

4.892

Ultimo aggiornamento (Giovedì 27 Luglio 2017 19:43)