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SONDAGGIO

Chi votereste in questo periodo tra i seguenti partiti?
 

Ultime notizie

Elezioni legislative Portogallo 2015

Il 4 ottobre si sono tenute le elezioni per il rinnovo del Parlamento monocamerale portoghese (Assemblea della Repubblica). La lista di centrodestra (Portogallo Avanti) guidata da Pedro Passos Coelho, formata dal Partito Socialdemocratico e Partito Popolare, è risultata vincente anche se non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi (104 su 230, -28 rispetto al 2011). Il Partito Socialista guidato da Antonio Costa si è confermata la seconda formazione politica guadagnando circa 4 punti percentuali e 11 seggi (passa da 74 a 85 seggi). Ottimo risultato è stato ottenuto dal Blocco di Sinistra che ha raddoppiato i propri consensi a livello di voti e seggi (passa da 8 a 19 seggi) e si oppone nettamente alle politiche di austerità dell’UE assieme alla Coalizione Democratica Unita (formata dal Partito Comunista e dai Verdi) che ha mantenuto sostanzialmente invariato il proprio consenso.

Rispetto alle precedenti elezioni del 2011 c’è stato un calo della partecipazione elettorale di circa 200.000 elettori e in termini percentuali si passa da un 58,03% di votanti al 55,57 (-2,46 punti percentuali). Il centrodestra di Coelho (che ha guidato il governo uscente) ha subìto un notevole calo di consensi dovuto alla misure di austerità applicate che hanno colpito larga parte della popolazione. Al contrario, i partiti di sinistra, in misura diversa, guadagnano voti e seggi, mentre per la prima volta fa ingresso in Parlamento un rappresentante del Partito degli Animalisti.

Si ipotizza un governo di ampia coalizione tra centrodestra e centrosinistra (auspicato anche dal leader del Partito Socialdemocratico Coelho) anche se il leader del Partito Socialista Costa, ha proposto al presidente della Repubblica Anibal Cavaco Silva la possibilità di formare un governo alternativo che comprenda tutti i partiti di sinistra. Tuttavia, non si può non evidenziare che esistono differenze sostanziali nell’approccio alle politiche di austerità tra socialisti e sinistra radicale anche se sono uniti da alcuni punti come il mantenimento delle pensioni e stipendi e del salario minimo.

 

Tab. 1 – Contronto legislative 2011/ 2015 tra le formazioni politiche che ottengono seggi

Legislative 2015

Legislative 2011

Legislative 2015/2011

Coalizioni

Voti ass.

Voti in %

Coalizioni

Voti ass.

Voti in %

Diff. Voti ass.

Diff. Voti in %

Diff. Voti in punti percentuali

Portugal Ahead (SDP-PP)*

2.062.513

39,8

Social Democratic Party

2.813.069

52,52

-750.556

-26,68

-12,72

Socialist Party

1.742.012

33,62

Socialist Party

1.566.347

29,24

175.665

11,21

4,38

Democratic Unity Coalition

444.955

8,59

Democratic Unity Coalition

441.147

8,24

3.808

0,86

0,35

Left Bloc

549.878

10,61

Left Bloc

288.923

5,39

260.955

90,32

5,22

People-Animals-Nature

74.752

1,44

Party for Animals and Nature

57.995

1,08

16.757

28,89

0,36

 

 

 

 

 

Tot. Voti validi

5.181.312

Tot. Voti validi

5.356.612

-175.300

-3,27

 










*ai voti del cartello elettorale Portugal Ahed, ho aggiunto di voti ottenuti dal Socialdemocratic Party (81.054 e 1,56%) che si presenta da solo nelle Isole Azzorre e Madeira. Nel 2011 Socialdemocratic Party (40,31% corrispondenti a 2.159.181 voti) e People's Party (12,21% corrispondenti a 653.888 voti) si presentano da soli.

 

Ultimo aggiornamento (Giovedì 22 Ottobre 2015 15:18)

 

Elezioni legislative Grecia 2015 (settembre)

Il 20 settembre si sono tenute le elezioni per il rinnovo del Parlamento monocamerale greco (Vouli). Si tratta della quarta elezione svoltasi negli ultimi 41 mesi. Tsipras si è confermato vincitore con un margine superiore rispetto alle indicazioni dei sondaggi che davano un testa a testa tra Syriza e Nuova Democrazia con una forbice di 2-3 punti percentuali.

Sicuramente, oltre al fatto che buona parte dell’elettorato ha votato per quello che considera il male minore (lesser evil), è risultato decisivo il peso delle inchieste della Magistratura che hanno coinvolto il leader di Nuova Democrazia Vangelis Meimarakis, coinvolto nello scandalo del bilancio truccato che ha causato la drammatica crisi greca.

L’Unione Popolare, nuova formazione politica antieuro (favorevole al ripristino della dracma) nata da una scissione da Syriza e sostenuta dall’eccentrico ex ministro delle finanze Varoufakis, non è riuscita nemmeno a raggiungere la fatidica soglia del 3% per poter ottenere seggi parlamentari.

Tsipras dovrà vedersela con i partner europei che impongono alla Grecia di attuare il Memorandum che prevede l’abolizione del contratto collettivo di lavoro (e quindi possibilità di licenziare più facilmente) che era stato ripristinato proprio dal precedente governo Tsipras. Alba Dorata (formazione politica ultranazionalista) si è confermata la terza formazione politica.

Rispetto alle precedenti elezioni di gennaio, quasi tutti i partiti che ottengono seggi hanno subìto una lieve erosione a livello di voti assoluti, ad eccezione di To Potami (Il Fiume) e dei Greci Indipendenti (ANEL) che perdono rispettivamente il 40,58% e il 31,68%. L’Unione dei Centristi entra in Parlamento guadagnando il 68,24% dei voti. Rispetto alle precedenti elezioni c’è stato un calo della partecipazione elettorale di circa 750.000 elettori e in termini percentuali si passa da un 63,87% di votanti al 56,57 (-7,3 punti percentuali). Si tratta della percentuale più bassa dal 1974, il che è molto preoccupante per il sistema politico greco se si considera che il voto è obbligatorio anche se nella pratica non vengono applicate le sanzioni previste dalla legge. Si profila il rinnovo della coalizione di governo uscente Syriza-Anel con una maggioranza di 155 seggi su 300. Vedremo se il neogoverno reggerà e farà fronte alla tempesta, rectius tsunami socio-economico in fieri.

 

Tab. 1 – Contronto legislative gennaio/settembre 2015 tra le formazioni politiche che superano la soglia del 3%

Legislative settembre 2015

Legislative gennaio 2015

Legislative settebre/gennaio 2015

Partiti

Voti ass.

Voti in %

Voti ass.

Voti in %

Diff. Voti ass.

Diff. Voti in %

Diff. Voti in punti percentuali

Coalition of the Radical Left (SYRIZA)

1.925.904

35,46

2.246.064

36,34

-320.160

-14,25

-0,88

New Democracy (ND)

1.526.205

28,1

1.718.815

27,81

-192.610

-11,21

0,29

Popular Association-Golden Dawn (ΧΑ)

379.581

6,99

388.447

6,28

-8.866

-2,28

0,71

Democratic Coalition (PASOK-DIMAR)

341.390

6,28

289.482

4,68

51.908

17,93

1,6

Communist Party of Greece (KKE)

301.632

5,55

338.138

5,47

-36.506

-10,80

0,08

The River (Potami)

222.166

4,09

373.868

6,05

-151.702

-40,58

-1,96

Independent Greeks-National Patriotic Alliance (ANEL)

200.423

3,69

293.371

4,75

-92.948

-31,68

-1,06

Union of Centrists (EK)

186.457

3,43

110.826

1,79

75.631

68,24

1,64

 

 

 

 

 

Tot. Voti validi

5.431.850

55,2

6.181.274

62,36

-749.424

-12,12

-7,16

 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 23 Settembre 2015 14:38)

 

Grecia 2015 (settembre)

2015 (settembre)
Partiti/Coalizioni voti in valori assoluti % voti seggi in valori assoluti %seggi S-V S/V
Coalition of the Radical Left (SYRIZA) 1.925.904 35,46 145 48,33 12,88 1,36
New Democracy (ND) 1.526.205 28,10 75 25,00 -3,10 0,89
Popular Association-Golden Dawn (ΧΑ) 379.581 6,99 18 6,00 -0,99 0,86
Democratic Coalition (PASOK-DIMAR) 341.390 6,28 17 5,67 -0,62 0,90
Communist Party of Greece (KKE) 301.632 5,55 15 5,00 -0,55 0,90
The River (Potami) 222.166 4,09 11 3,67 -0,42 0,90
Independent Greeks-National Patriotic Alliance (ANEL) 200.423 3,69 10 3,33 -0,36 0,90
Union of Centrists (EK) 186.457 3,43 9 3,00 -0,43 0,87
Popular Unity (LAE) 155.242 2,86 0,00 -2,86 0,00
Greek Anticapitalist Left-Workers Revolutionary Party (ANTARSYA-EEK) 46.096 0,85 0,00 -0,85 0,00
United Popular Front (EPAM) 41.631 0,77 0,00 -0,77 0,00
Society (Koinonia) 35.534 0,65 0,00 -0,65 0,00
Recreate Greece (DX) 28.936 0,53 0,00 -0,53 0,00
Democrats-Society of Values-Pirate Party of Greece (D-KA-KPE) 15.257 0,28 0,00 -0,28 0,00
Marxist–Leninist Communist Parties of Greece (KKE (m-l)/M-L KKE) 8.944 0,16 0,00 -0,16 0,00
Patriotic Union-Greek Popular Gathering (ELAS) 6.253 0,12 0,00 -0,12 0,00
Greek People's Democratic Liberation (ELLADA) 4.425 0,08 0,00 -0,08 0,00
Organisation of Communist Internationalists of Greece (OKDE) 2.372 0,04 0,00 -0,04 0,00
Organisation for the Reconstruction of the KKE (OAKKE) 2.263 0,04 0,00 -0,04 0,00
Independent candidates 1.139 0,02 0,00 -0,02 0,00
Voti validi 5.431.850 100,00 300 100,00
Elettori Votanti Votanti in % Voti validi in % Schede non valide Schede non valide in % Schede bianche Schede nulle
9.840.525 5.566.295 56,57 55,20 134.445 1,37 64.384 70.061
Indice di Gallagher 9,69
Neffe 4,51
Neffp 3,24
R= Tasso di riduzione partitica (Neffe-Neffp/Neffe) 0,28
Numero di partiti 8
Fonti: https://en.wikipedia.org/wiki/Greek_legislative_election,_September_2015 e http://ekloges.ypes.gr/current/v/public/index.html (elaborazione Roberto Brocchini)
 

Elezioni legislative Danimarca 2015

Le elezioni politiche del 18 giugno per il rinnovo del Parlamento danese si sono concluse con la vittoria della “Blue” Coalition (centrodestra) composta dal Partito Liberale (Venstre), Alleanza Liberale, Partito Popolare Danese, Partito Popolare Conservatore e Cristiano Democratici che ha ottenuto 1.839.143 voti e 90 seggi. La “Red” Coalition (centrosinistra), guidata dal Primo Ministro uscente Helle Thorning-Schmidt (prima donna Primo Ministro nella storia della Danimarca), formata da Partito Socialdemocratico, Alleanza Rosso-Verde, l’Alternativa, Partito Liberale Sociale Danese e Partito Popolare Socialista, ha ottenuto 1.676.778 voti e 85 seggi. La Thorning-Schmidt si è dimessa da leader del Partito Socialdemocratico nonostante quest’ultimo sia diventato il primo partito del paese guadagnando in voti e seggi rispetto al 2011 (+45.325 voti e +3 seggi rispetto al 2011), ma ha dovuto subire la perdita dei partiti alleati.

La “Blue” coalition è guidata da Lars Lokke Rasmussen  leader del Partito Liberale (che ha perso ben 262.537 voti e 13 seggi rispetto al 2011), mentre il primo partito della coalizione (ed il secondo in assoluto) è diventato il Partito Popolare Danese (che ha guadagnato 305.020 voti e 15 seggi rispetto al 2011) di stampo populista, antieuropeista e xenofobo che aveva chiesto un referendum per la permanenza della Danimarca nell’UE. Anche il Partito Socialdemocratico, in seguito alle proteste popolari, ha dovuto rivedere le politiche sull’immigrazione a causa degli attentati compiuti in febbraio a Copenaghen da un danese di origine palestinese, Omar al Hussein, che ha ucciso due persone, e in merito all’introduzione di quote obbligatorie per l’accoglienza dei migranti in corso all’Unione europea. La Danimarca, come il Regno Unito, si è appellata alla clausola di esclusione che la tiene fuori da qualsiasi obbligo di ricollocamento dei migranti.

Il 28 giugno si è formato un nuovo governo di minoranza guidato da Rasmussen che comprende solo ministri del Partito Liberale (Venstre).

 

 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 23 Settembre 2015 14:27)

 

Elezioni legislative Turchia 2015

Domenica 7 giugno si sono svolte le elezioni parlamentari per il rinnovo della Grande Assemblea Nazionale.

Durante la campagna elettorale, il Governo dell’AKP è stato accusato del declino dell’economia con l’aumento della disoccupazione, di aver ostacolato le milizie curde nella liberazione di Kobane dall’ISIS, di corruzione e

di voler introdurre un sistema presidenziale che avrebbe attribuito ad Erdoğan un potere senza limitazioni.

Inoltre, il 5 giugno in un comizio dell’HDP a Diyarbakır sono state lanciate due bombe che hanno provocato l’uccisione di 4 persone e ferito più di 100 sostenitori, mentre brogli elettorali sono stati segnalati nelle province di Adiyaman, Istanbul, Mus, Sakarya e Kocaeli. L’elettorato turco, si è espresso soprattutto contro il progetto di deriva presidenzialista.

Nonostante le preoccupazioni pre-elettorali da parte dell'Unione europea e l'OSCE di parzialità dei media, di possibili estesi brogli elettorali, le elezioni sono state elogiate dal Parlamento Europeo per essere ben organizzate e sono state dichiarate libere e eque.

I risultati definitivi hanno dato la vittoria al Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Justice and Development Party – AKP di orientamento conservatore filo-islamico) che ha ottenuto 18.867.411 di voti (- 2.531.671 voti rispetto alle elezioni del 2011) pari al 40,84% e 258 seggi (-53 rispetto al 2011) pari al 49,67% perdendo dopo 13 anni la maggioranza assoluta dei seggi. Il Partito del Popolo Repubblicano (Republican People's Party – CHP di orientamento di centrosinistra che si rifà ai principi del kemalismo) si conferma la seconda formazione politica ottenendo 11.518.139 di voti (+362.167 voti rispetto alle elezioni del 2011) pari al 24,93% e 132 seggi (-3 rispetto al 2011) pari al 24%. Si conferma al terzo posto il Partito del Movimento Nazionalista (Nationalist Movement Party – MHP di orientamento di destra nazionalista) che ha ottenuto 7.520.006 voti (+1.934.493 voti rispetto alle elezioni del 2011) pari al 16,28% e 80 seggi (+ 27 rispetto al 2011) pari al 14,55%. L’MHP ha eroso voti all’AKP a causa delle trattative di pace condotte da quest’ultimo con i curdi.

Per la prima volta nella storia elettorale turca, entra in Parlamento un partito filo-curdo, il Partito Democratico dei Popoli (Peoples' Democratic Party – HDP di orientamento progressista) erede del Partito della Democrazia e della Pace (Peace and Democracy Party – BDP) formato da una costellazione di piccoli partiti e movimenti di sinistra, che è stata la causa principale dell’erosione dei consensi dell’AKP. L’HDP ha ottenuto 6.058.489 di voti pari al 13,12% e 80 seggi. L’HDP, il cui statuto prevede metà candidati siano di genere femminile, ha eletto 30 donne (su 80 deputati). Inoltre il partito filo-curdo include tra i deputati anche esponenti di diverse minoranze come quella degli aleviti, delle comunità armena, azera, yezida, mhallama, araba, siriaca ed anche ex membri dell’AKP e del CHP.

Riguardo alle ipotesi sulla formazione del governo si ipotizzano due scenari: o un governo di minoranza di breve periodo a guida AKP, o un governo di coalizione tra l’AKP e i nazionalisti dell’MHP. Vedremo.