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Proposta di legge Rosatellum 2.0

La nuova versione della proposta di legge elettorale cd. Rosatellum 2.0 prevede in sintesi:

  • il 36% dei parlamentari è eletto in collegi uninominali con il first past the post system (232 deputati e 102 senatori) e il 64% sono eletti con un sistema proporzionale di lista (399 deputati e 213 senatori);
  • La soglia di accesso in Parlamento è il 3% dei voti validi a livello nazionale per i partiti che corrono da soli e del 10% per le coalizioni (nel calcolo della soglia non sono considerati i partiti sotto l’1% dei voti);
  • Il numero dei collegi sarà probabilmente 100 (con liste che vanno da 2 a 4 candidati);
  • I capilista potranno candidarsi fino a 5 circoscrizioni oltre la collegio uninominale (nella precedente versione fino a 3);
  • La scheda è unica e l’elettore non ha la possibilità di esprimere preferenze né di disgiungere il voto. Se vota solo la lista che è collegata al candidato all’uninominale il voto si estende anche a quest’ultimo. Viceversa, se l’elettore vota solo il candidato all’uninominale il suo voto si estende anche alla lista e nel caso di più liste sarà ripartito proporzionalmente in base ai voti ottenuti nel collegio;
  • Per i nuovi partiti, o per chi non ha un gruppo politico in Parlamento basta raccogliere 750 firme.

La proposta di legge è stata approvata alla Camera, con la richiesta del voto di fiducia da parte del Governo, con la maggioranza di 375 voti favorevoli (Partito Democratico, Forza Italia, Lega Nord, Alleanza Popolare) e 215 contrari (Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Movimento Democratico Progressista e Fratelli d’Italia). Ora il progetto di legge passa al Senato dove non è prevista la votazione segreta per cui è molto probabile che diventi legge...

Ultimo aggiornamento (Venerdì 13 Ottobre 2017 15:55)

 

Spiegazione pratica del Rosatellum

Esempio pratico: supponiamo che in un collegio uninominale si presenti un candidato appartenente a Forza Italia e che sia sostenuto dai seguenti partiti: Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia, Partito Pensionati, Movimento Direzione Italia. Supponiamo che su 1000 elettori  di centro destra 400 votino il candidato di Forza Italia, mentre gli altri 600 votino come segue: 260 FI, 240 Lega, 80 FdI, 5 Direzione Italia, 15 Partito Pensionati.

Al candidato di FI spettano 1000 voti, mentre i 400 voti che ha ottenuto si ripartiscono tra le liste in proporzione ai voti ottenuti. Per cui a FI (260 voti ottenuti pari al 26%) spettano (260+il 26% di 400) 364 voti, alla Lega (240 voti ottenuti pari al 24%) spettano (190+il 24% di 400) 286 voti, a FdI (80 voti ottenuti pari al 8%) spettano (100+l’8% di 400) 132 voti, a Direzione Italia (15 voti ottenuti pari al 1,5%) spettano (15+l’1,5% di 400) 21 voti, al Partito Pensionati (5 voti ottenuti pari allo 0,5%) spettano (5+lo 0,5% di 400) 7 voti.

Pertanto, un elettore della Lega o di Fratelli d’Italia che non gradisce il candidato di Forza Italia vede i suoi voti trasferiti automaticamente al candidato in proporzione ai voti ottenuti dalle liste collegate al medesimo. Anche gli elettori del candidato di Forza Italia che non gradiscono votare Lega Nord, verrebbero trasferiti i loro voti a questo partito in proporzione ai voti ricevuti. Appare molto evidente la mancanza di libertà di scelta effettiva dell’elettore.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 13 Ottobre 2017 15:56)

 

Referendum sull'indipendenza della Catalogna 2017

Il governo regionale della Catalogna ha indetto il 1 ottobre un referendum sull’indipendenza della Catalogna dal regno di Spagna.

Nel giugno del 2017 il governo catalano ha fatto richiesta di referendum la quale è stata approvata il 6 settembre 2017 con una legge dal parlamento catalano con 72 voti a favore (Uniti per il Sì e Candidatura di Unità Popolare), 11 astenuti (Catalogna Sì è Possibile) e nessun voto contrario, mentre i partiti d’opposizione (Partito Popolare, Partito Socialista di Catalogna e Cittadini) contrari all’indipendenza non hanno partecipato al voto. La legge è stata controfirmata dal presidente della Generalitat de Catalunya Carles Puigdemont (del partito Convergenza per la Catalogna). La legge prevede che l'indipendenza sarebbe vincolante anche senza un quorum di partecipazione.

Il Tribunale Costituzionale ha sospeso il referendum su richiesta urgente del governo del regno di Spagna (guidato da Mariano Rajoy del Partito Popolare) che ha chiesto l’annullamento della legge istitutiva del referendum in base al principio dell’indissolubilità e indivisibilità dello Stato sancita dall’articolo 2 della Costituzione. Inoltre, la Procura generale spagnola ha denunciato le autorità catalane di disobbedienza e prevaricazione ed ha ordinato il sequestro di tutto il materiale elettorale. La polizia spagnola ha proceduto all’arresto del vicepresidente della Generalitat de Catalunya e di importanti funzionari regionali. I manifestanti hanno opposto una pacifica resistenza e alcuni di essi sono stati feriti in seguito a scontri con le forze dell’ordine. Da rilevare che il Mossos (polizia regionale catalana) non ha eseguito gli ordini dello Stato centrale spagnolo.

Il quesito del referendum in base alle legge catalana istitutiva del referendum è stato il seguente:

“Voleu que Catalunya sigui un estat indipendente en forma de República?” (“Vuoi che la Catalogna sia una Stato indipendente sotto forma di Repubblica?”)

Risultati del referendum

voti in valori assoluti

% voti

 

Favorevoli all’indipendenza

2.020.144

91,96

 

Contrari all’indipendenza

176.565

8,04

 

Voti validi

2.196.709

100,00

 

Elettori

Votanti

Votanti in %

Voti validi in %

Schede non valide

Schede non valide in %

5.343.358

2.262.424

42,34

41,11

65.715

1,23

La situazione politico-istituzionale spagnola è gravissima in cui l’aspetto prevalente che emerge agli occhi dell’opinione pubblica, al di là delle questioni giuridiche, è l’atteggiamento pesantemente repressivo del governo centrale spagnolo nei confronti dei cittadini catalani che pacificamente volevano esprimere la loro opinione attraverso il principale strumento dei regimi democratici, ossia il voto. Saremo come sempre curiosi di vedere il seguito che, rebus sic stantibus, appare tutt’altro che roseo. Sarà auspicabile che le rispettive élites spagnola e catalana, magari con la mediazione dell’UE, trovino un accordo per un uscita consensuale. La catalexit appare un processo irreversibile.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 02 Ottobre 2017 21:32)

 

Elezioni legislative Germania 2017

Domenica 24 settembre, 46.973.799 cittadini tedeschi si sono recati alle urne (con un’affluenza pari al 76,16% su 61.675.529 di aventi diritto) per scegliere il nuovo Bundestag, la Camera bassa. Come previsto, c’è stata la riconferma - per il quarto mandato - della cancelliera Angela Merkel della CDU (al potere dal 2005). Tuttavia, dai risultati elettorali resta il rebus della coalizione che guiderà il Paese considerato che i primi due partiti hanno subìto un notevole calo dei consensi.

I risultati elettorali hanno confermato le previsioni dell'ultimo sondaggio dell'INSA che ha dato in crescita Alternative fur Deutschland e in notevole calo i democristiani dell’unione CDU/CSU e i socialdemocratici dell’SPD di Martin Schultz (ex Presidente del Parlamento europeo).

Per la prima volta nella Repubblica tedesca, un partito di estrema destra è riuscito ad ottenere la rappresentanza nel Bundestag. Si tratta del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (Alternative fur Deutschland), fondato nel 2013 dal professore di Economia Bernd Lucke, inizialmente su posizioni euroscettiche e in seguito soprattutto anti-immigrazione. Attualmente è guidato da Alexander Gauland (avvocato e giornalista ex CDU) e Alice Weidel (dichiaratamente omosessuale sposata con una cittadina svizzera nata in Sri Lanka, economista che ha collaborato presso Goldman Sachs, Allianz e Bank of China) capilista alle elezioni. Legittime sono le preoccupazioni per un partito di stampo nazionalista. Gauland ha dichiarato che i tedeschi devono essere orgogliosi delle imprese dei soldati tedeschi nelle due guerre mondiali. Da segnalare che la Presidente del l’AfD, Frauke Petry, non sarà membro del Gruppo Parlamentare. Appena eletta, si è dissociata dai toni ultra-nazionalisti di Gauland.

Ottimo risultato del Partito Democratico Libero (FDP) di orientamento liberale che ha raddoppiato i consensi dopo essere stato senza rappresentanza nell’ultima legislatura, mentre dal 2009 al 2013 ha appoggiato il governo Merkel II. Mentre La Sinistra (DIE LINKE) e i Verdi (GRÜNE) hanno avuto un lieve incremento di voti.

In notevole calo i due partiti maggiori a causa della loro politica di accoglimento dei profughi siriani nel 2015: l’unione CDU/CSU a guida Merkel e l’SPD di Martin Schultz (ex Presidente del Parlamento europeo) che appare oramai lontano dalle istanze dei ceti più deboli della società che domanda maggior sicurezza e protezione sociale. Indubbiamente, l’alleanza con la CDU/CSU si è rivelata esiziale per l’SPD che ha ottenuto il peggior risultato della sua storia elettorale.

Sulla base delle percentuali previste, ci sarebbero solo due coalizioni di governo possibili (dal momento che nessuno vuole allearsi con AfD). Merkel si è anche impegnata a riconquistare parte dei voti andati all'Afd "con la buona politica e con la risoluzione dei problemi": ha parlato di difficoltà su "integrazione, immigrazione illegale, assistenza medica nei territori rurali. So che ci sono difficoltà", ha continuato, "occorre cercare di affrontarle e trovare soluzioni".“

Una Grande Coalizione come quella attuale, tra cristiano-democratici e socialdemocratici, pare da escludersi in quanto rifiutata da Schultz. RImane un’alleanza tra cristiano-democratici, Liberali e Verdi.

Tabella 1: differenze tra voti e seggi 2017/2013

2017

Parte prop.




2013

Parte prop.






Partiti/Coalizioni

voti in valori assoluti

% voti

seggi in valori assoluti

%seggi

Partiti/Coalizioni

voti in valori assoluti

% voti

seggi in valori assoluti

%seggi

Diff voti in valore assoluto 2017-2015

Diff seggi in valore assoluto 2017-2015

Christian Democratic Union/Christian Social Union

15.315.576

32,93

246

34,70

Christian Democratic Union/Christian Social Union (CDU/CSU)

18.165.446

41,15

311

49,29

- 2.849.870

-             65

Social Democratic Party

9.538.367

20,51

153

21,58

Social Democratic Party (SPD)

11.252.215

25,49

193

30,59

- 1.713.848

-             40

Alternative for Germany

5.877.094

12,64

94

13,26

Alternative for Germany (AfD)

2.056.985

4,66


0,00

3.820.109

94

Free Democratic Party

4.997.178

10,75

80

11,28

Free Democratic Party (FDP)

2.083.533

4,72


0,00

2.913.645

80

The Left

4.296.762

9,24

69

9,73

The Left (Die Linke)

3.755.699

8,51

64

10,14

541.063

5

Alliance 90/The Greens

4.157.564

8,94

67

9,45

Alliance '90/The Greens (GRÜNE)

3.694.057

8,37

63

9,98

463.507

4

Others

2.324.316

5,00


0,00

Others

3.138.268

7,11


0,00

-    813.952

-

Voti validi

46.506.857

100,00

709

100,00

Voti validi

44.146.203

100,00

631

100,00



Ho considerato come unica formazione politica il Christian Democratic Union (che presenta i propri candidati in tutti i Lander esclusa la Baviera) e il Christian Social Union (che si presenta solo in Baviera) che formano un unico gruppo politico nel Bundestag.

Elettori

Votanti

Votanti in %

Voti validi in %

Schede non valide

Elettori

Votanti

Votanti in %

Voti validi in %

Schede non valide

Schede non valide in %

61.675.529

46.973.799

76,16

75,41

466.942

61.946.900

44.309.925

71,53

71,26

583.069

0,94


Ultimo aggiornamento (Martedì 26 Settembre 2017 09:42)

 

Come funziona la pensione parlamentare

Con la riforma dei regolamenti delle Camere del 2012 il vitalizio è stato abolito in favore di un assegno pensionistico calcolato col metodo contributivo ossia a quanto il parlamentare ha versato durante gli anni del mandato. L’assegno scatta trascorsi 4 anni 6 mesi e 1 giorno e l’importo è di circa 1.000€ al mese una volta compiuti 65 anni. Se la legislatura si interrompe prima di tale periodo, il parlamentare perde tutti i contributi versati e non può cumularli a pensioni di altro genere né riscattarli. Per ogni mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno fino al minimo inderogabile di 60 anni. Quindi ad un parlamentare che resta in carica per due legislature intere, gli viene erogata la pensione già a 60 anni.

Oggi, la XVII legislatura raggiunge i 4 anni, 6 mesi e 1 giorno. Quindi si tratta di un giorno di festa per ben 608 parlamentari di prima nomina (417 deputati e 191 senatori) che al compimento dei 65 anni riceveranno una pensione di 1000€ al mese. Oggi, 15 settembre 2017, la diciassettesima legislatura giunge al giro di boa dei quattro anni, sei mesi e un giorno.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 15 Settembre 2017 20:07)